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«Semplicità d'azione e metodo Così si conquista il potere»

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di Sarina Biraghi«Dopo che la mia innata riservatezza è stata squarciata con rivelazioni e ricostruzioni assurde, è arrivato il momento di dare la mia versione. Lo dovevo ai miei cari».Luigi...

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«Dopo che la mia innata riservatezza è stata squarciata con rivelazioni e ricostruzioni assurde, è arrivato il momento di dare la mia versione. Lo dovevo ai miei cari». Luigi Bisignani, lobbista, triangolatore, «stimolatore d'intelligenze», ma anche piduista e uomo dei servizi, dopo anni di riservatezza e telefonate con i direttori dei giornali per soffiate, parla vis a vis per un'intervista. Insomma Bisignani, cosa è il potere, soldi? «No, il potere è capacità di influenzare e non è soltanto dei politici, ma di giornalisti, scrittori, manager. Individui capaci di colpire l'immaginario della gente e di tradurre concretamente le proprie idee. Il potere si conquista non solo con quello che hai ma con quello che gli altri pensano tu abbia. Oggi c'è meno potere, più facile da conquistare ma difficile da mantenere». Perché? «C'è un mondo che ti osserva e ti controlla dopo due eventi storici: la caduta del blocco sovietico e quindi del muro di Berlino e il trionfo dell'informazione. Mancano i leader perché nessuno è in grado di mantenere troppe informazioni, tutti siamo spiati, c'è una valanga di news che rende impossibile a chiunque creare reti, avere momenti di riflessione e impostare strategie...viviamo giorno per giorno». Un potere spiazzato dalla tecnologia. Eppure Bisi, «L'uomo che sussurra ai potenti» continua ad essere considerato un faccendiere. «Non mi occupo di faccende e sono disinteressato ad appalti e commesse. Ho sempre vissuto con il mio lavoro, prima giornalista e poi manager di grandi gruppi industriali. Sono sempre stato molto curioso e mi piacciono i grandi progetti da costruire attorno a persone intelligenti. La mia dote è saper ascoltare, cosa importante che pochi fanno». Ma le sue ricchezze in quale Paese del mondo stanno? «A parte un piccolo scoperto in banca non ho conti all'estero. Se fai questo lavoro e ti sputtani prendendo soldi sei spacciato. Mi piace dare consigli ma sempre in modo disinteressato». Per questo l'uomo più potente d'Italia, come la definì Berlusconi, da 30 anni si muove nell'ombra. «Nessuna ombra, sono un ottimista e mi piace il sole. Si confonde la visibilità con la riservatezza, viviamo in un mondo dove devi sempre essere presente. È noto che io non vado a incontri ufficiali, a cene con più di sei persone, non faccio riunioni, parlo con una persona alla volta e poi sa che le dico? Si può esistere anche senza apparire. Una cosa è certa: in Italia qualsiasi contatto riservato è occulto, se è occulto è un fatto giudiziario, se è un fatto giudiziario diventa un processo». E lei ne sa qualcosa: a parte la condanna per il finanziamento illecito ai partiti nella vicenda Enimont lei si assolve dalle accuse che le hanno mosso per altre inchieste mentre per l'affare P4, un mix di rivelazioni di segreto d'ufficio e raccomandazioni, ha patteggiato. «I pm, il gip e i miei amici più cari lo sanno bene: seguire un processo significa viverci dentro e io non potevo farlo perché un drammatico problema di salute di mia figlia non poteva essere rimandato. Ho patteggiato per andare con lei in Giappone». Oltre il potere i valori? «Certo, la famiglia: 4 figli sparsi nel mondo che sento regolarmente ogni giorno, una moglie sempre vicino e una mamma di 88 anni che è il segreto di quello che ho fatto nella mia vita». Che differenza c'è tra la «casta» di oggi e quella della Prima Repubblica? «Era una casta professionale, preparata ma soprattutto affiancata dalla casta dei ministeri con una straordinaria tradizione. Oggi dalla Ragioneria generale dello Stato va via uno come Mario Canzio e gli subentra Daniele Franco, Bankitalia, che per capire i meccanismi ci metterà un bel po '. Ecco, la seconda Repubblica ha scardinato lo Stato centrale mettendo nei ministeri piccoli personaggi che sono conoscenze del ministro di turno, anche lui piccolo politico. Questo combinato disposto ha creato la paralisi amministrativa che è sotto gli occhi di tutti». Diceva Andreotti «i ministri passano i direttori generali restano». «Esatto, con loro restava la solidità del sistema. Oggi non c'è classe dirigente perché non c'è ricambio. E questo è stato un errore di Berlusconi, straordinario acchiappavoti che però non conosceva la macchina amministrativa. A lui piaceva essere non fare il presidente del Consiglio» . E conosce gli uomini? «Berlusconi ha creato uomini dal nulla, anche quelli che improvvisamente si sono convinti di essere superuomini. Alfano e Schifani, non sono dei congiurati ma politici che cercavano di sopravvivere a Berlusconi stesso». Il Cav amava i rapporti con i grandi del pianeta a cominciare da Gheddafi. «La vera intuizione del Cav fu quella di non attaccare la Libia quando ci fu l'insurrezione contro il Colonnello perché oltre all'amicizia era ben consapevole che quella era la prima sponda sul Mediterraneo e Gheddafi il primo alleato in un Paese in cui avevamo commesse importanti che abbiamo perso a favore della Francia. Del resto già Andreotti aveva intuito l'importanza del rapporto della Libia con l'Italia». Mi dice chi è l'uomo più importante oggi in Italia? «De Gennaro, unico potente a cui riconosco capacità di analisi e intelligenza, grandi rapporti internazionali, professionista ben visto in ambienti americani. Le faccio una previsione: sarà un grande presidente per Finmeccanica». E del passato? «Giulio Andreotti, il mio mentore, per la sua semplicità di azione. Aveva metodo, conosceva tutti e riceveva tutti. Inoltre aveva una rete capillare nei ministeri che gli consentiva di risolvere nell'arco della giornata un problema». Un nome una battuta: Agnelli. «Curioso istrione». De Benedetti. «Capo della P1». De Bortoli. «Amico vigliacco» Berlusconi. «Il più straordinario showman del XXI secolo». Letta zio. «L'uomo delle istituzioni». Letta nipote. «Si farà ma la vedo difficile». Ratzinger. «Passerà alla storia per aver salvato la Chiesa dalla deriva ed aver con lo Spirito Santo quasi ammazzato la Curia». Papa Francesco. «Rivoluzionerà lo Ior che non avrà più conti sospetti ma diventerà una banca della solidarietà al servizio dell'evangelizzazione». E se lo dice Luigi Bisignani c'è da crederci.

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