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Il facile alibi dei senza-etica

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di Giuseppe Sanzotta Sarebbe ora che qualcuno bandisse la parola casta dal nostro linguaggio comune. Perché ,ammettiamolo, puntare il dito accusatorio sulla politica è un facile alibi per tutti noi. Massimiliano Lenzi ,nel suo bellissimo articolo di ieri sul nostro giornale, ha spiegato perfettamente perché nonostante tutti i suoi errori e incapacità non sia possibile scaricare sui partiti tutte le responsabilità e soprattutto giustificare atti criminali. Non solo, ma sarebbe anche giusto riflettere su quella che io ritengo sia una emergenza per questo Paese. Noi abbiamo un forte deficit di etica e di moralità e la cosa riguarda la società intera. Se il problema fosse rappresentato dai mille tra deputati e senatori non ci vorrebbe molto a risolverlo. Basterebbe sostituirli tutti. In parte è già avvenuto in questo Parlamento, ma certamente non basterà a colmare quel deficit perché il male è profondo e coinvolge tutti. Sarà anche moralistico, ma sarebbe bello pensare a una rivoluzione etica, qualcosa che contagiasse tutta la nazione, che ci vedesse tutti pronti a isolare a ingiuriare quelli che rubano e si giustificano con la scusa della casta. Personalmente sono stanco di sentire parlare di società civile, dei cittadini presi come esempio degli onesti. Tutti sacrificati e schiavizzati dall'ingordigia del potere e della politica. Perché non è così. Cominciamo dall'alto. La criminalità organizzata manovra 100 miliardi l'anno, come quattro finanziarie in tempo di crisi. Con quella cifra avremmo risolto il problema dell'Imu, dell'Iva, degli esodati, della cassa integrazione e dei precari. La gestione è dei politici? No, semmai, se ne hanno bisogno le cosche corrompono. Ma non cerchiamo scuse, mafia, 'ndrangheta e camorra nascono in territori precisi, trovano coperture e omertà nella popolazione, e poi si espandono e dalle attività criminose passano ad attività legali: aziende, commerci, finanza. Scendiamo più in basso. Gli evasori fiscali hanno una scusa sempre valida: i politici rubano e le tasse sono alte. Però quei fanno pagare di più gli onesti per forza (dipendenti e pensionati) o per scelta. Se solo pochi italiani denunciano redditi oltre i 150 mila euro l'anno dovremmo pensare che quelle barche milionarie presenti nei porti italiani siano regali di Babbo Natale? Ma, scendendo più in basso, come definireste quei commercianti che non fanno la ricevuta o lo scontrino fiscale? O quelli che vendono merce contraffatta? O quelli che rifilano fregature ai clienti? Sono furbi o ladri? Io direi semplicemente disonesti. E quelli che fanno lavoro nero non perché costretti da un padrone senza scrupoli, ma perché un impiego già lo hanno e vogliono guadagnare anche così? Ed è colpa della casta se chi affitta le stanze agli studenti a prezzi esosi non registra alcun contratto e tutto resta nascosto al fisco? E andiamo oltre. Quanti sono i furbetti che non pagano il biglietto del bus, che passano sulle corsie d'emergenza evitando le code? E quelli che lasciano l'auto in doppia fila incuranti dei disagi che arrecano agli altri. La lista potrebbe essere lunga. Ma nessuno tiri in ballo gli altri. Soprattutto la politica che ,semmai ,è colpevole perché non ha forza e autorevolezza. Abbiamo assistito alla nascita di un governo che può rivoluzionare i rapporti tra i partiti, mettere fine a una inconcludente contrapposizione ventennale. Sarebbe bello se questo fosse accompagnato da un impegno degli italiani per una rinascita morale. Se ognuno di noi manifestasse il proprio disprezzo per chi insudicia le strade, per chi inquina, per chi non ci fa la ricevuta, per i furbetti che vanno a fare la maratona e hanno il contrassegno di invalido sulla macchina. Indigniamoci. Indigniamoci per i ricchi falsi moralisti promotori della povertà diffusa (niente autostrade, centrali, inceneritori, ferrovie veloci). Sarebbe bello se un messaggio così partisse oggi dalle piazze dove si celebra il primo maggio. Una ricorrenza importate che ricorda le lotte dei lavoratori per la conquista dei propri diritti; oggi in gran parte riconosciuti e difesi dalla legge proprio grazie a tanti antichi sacrifici. Sarebbe bello che da quelle piazze partisse una nuova sfida etica capace di coinvolgere anche chi non si riconosce in quelle bandiere. E' giusto scandalizzarsi per le finte spese elettorali. Ma non lo facciano i tanti cittadini furbetti con l'alibi della casta. Allora aboliamo quella parola, la distinzione sia solo tra onesti e disonesti.

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