Gli anti-Cav fanno festa senza rispettare il nemico
«Siè dimesso». Un boato senza fine, un'onda di abbracci, di baci. Esplodono i tappi dello spumante, insieme all'entusiasmo: «Libertà». Sono tutti in strada da ore, i detrattori dell'ormai ex presidente del Consiglio. Danzano, saltano, cantano. Ne hanno seguito gli spostamenti. Uno slogan e un insulto, un «buffone» e un «vattene a casa», a ogni stazione del suo ultimo percorso da premier in città. Fino al capolinea, ormai obbligato, in cima al Colle. Qui, a sottintendere una beffarda Via Crucis, l'aspettano tra la folla un'orchestrina e un coro, con l'Alleluja di Haendel. L'aspetta un breve lancio di monetine, da parte del Popolo Viola. Una citazione, un simbolo. Perché l'incubo di Silvio ha un nome e una data: Hotel Raphael, 30 aprile 1993. Quella pioggia di monetine su Bettino Craxi che diventò il simbolo della caduta della Prima repubblica.
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