Il Partito Democratico e la sindrome da loggione
D'altronde, basta sfogliare i giornali, per accorgersi che - di nuovo - la nomenclatura dei boiardi ha barato, che la decisione del Coordinamento di puntare su Franceschini prepara il solito tiro al piccione-segretario. Non ci sono solo infatti Cacciari e Chiamparino, o Morando, a chiedere che si percorra subito il cammino alternativo di una profonda, drammatica, discussione in tutta l'area della sinistra, che può offrire l'unica via d'uscita alla crisi preagonica del Pd. Congresso o primarie subito vengono chiesti anche da Tonini e Bettini due - ex? - veltroniani di ferro; e poi da Rutelli, da Parisi - che comunque si candiderà a segretario contro Franceschini - da Ceccanti, Bassolino e Cofferati. Un coacervo di forze centripete che produce una cacofonia di spartiti dissonanti. E infine, ma non per ultimo, c'è D'Alema, il sornione Lider Maximo che sicuramente sentirà la tentazione di accodarsi al Loggione e ribaltare, per l'ennesima volta, il tavolo. Questa, è la sinistra di oggi, un marasma che sfugge persino alle definizioni: è riformista? è moderata? è moderna? è europea? Sicuramente è orfana dell'unico leader che ha saputo fare riforme e governare per anni: Bettino Craxi. E la Nemesi implacabile vuole oggi che questo disastro veda per protagonisti cannibalici proprio tutti quelli che congiurarono per farlo fuori. Carlo Panella
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