L'incubo nelle fabbriche
Al momento si tratta solo di un mood, di un sentore che coinvolge soprattutto le piccole e medie imprese; un sistema che più della grande industria, dipende in modo ombelicale dalle banche. Il timore è che gli istituti di credito, sia per un eccesso di prudenza, sia perchè in reali difficoltà di liquidità, chiudano i rubinetti del credito. Con mutui più difficili verrebbe a mancare al sistema imprenditoriale quel flusso di ossigeno necessario per spingere sulla produttività, soprattutto in un momento in cui l'economia generale ha subito una battuta d'arresto. È questo lo scenario che il presidente della Confindustria Emma Marcegaglia ha delineato al ministro Giulio Tremonti nel corso del vertice convocato al ministero dell'Economia al quale hanno partecipato anche l'Abi e Mediobanca. L'intervento di Mediobanca è indicativo del ruolo che ha l'istituto in tutta questa partita della crisi dei mutui. Due sono gli interventi individuati nel corso del vertice: garantire l'approvvigionamento delle banche e garantire il meccanismo di finanziamento delle imprese. Quelle imprese che hanno un fido aperto temono che non venga rinnovato o che possa essere ridotto. Ci sono poi le emissioni obbligazionarie importanti da rinnovare. Il pericolo, come conseguenza della riduzione del credito, è che si inneschi una spirale perversa per cui meno mutui determinano un minor credito al consumo e una minore liquidità. Insomma un cortocircuito pericoloso per l'economia. A cascata ci sarebbero ripercussioni sull'occupazione con il ricorso massiccio alla cassa integrazione per quelle imprese che possono usufruire degli ammortizzatori sociali mentre per le realtà imprenditoriali minori e più fragili il rischio di chiusure potrebbe essere reale. Al vertice al ministero dell'Economia è stato analizzato il sistema di finanziamento dalle banche all'economia. Ma è stata anche analizzata la situazione internazionale. Ciascuna istituzione ha portato i dati aggiornati in suo possesso. Il cortocircuito banche-imprese è l'incubo che ha spinto la Confindustria a organizzare per il 17 ottobre un summit a Milano con i principali banchieri italiani. La realtà è che al momento nessuno sa quale sarà la portata dell'impatto della crisi finanziaria sull'economia reale. Nè allo stato dei fatti è possibile prevedere come reagiranno i mercati day-by-day alle misure che gli organismi internazionali metteranno in campo. Il taglio congiunto dei tassi deciso dalla Fed e dalla Bce non ha ottenuto l'effetto sperato. Ieri le Borse dopo un rimbalzo iniziale, sono tutte ripiegate in negativo. È il segnale che nemmeno questo tipo di interventi, più spesso sollecitati nei giorni scorsi, sono risolutivi per ridare fiducia agli operatori. Occorre qualcosa di più.
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