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IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE UE SULL'ULIVO

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«Deciderò tra un anno se torno»

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«Non è tempo di decisioni. Voglio finire il lavoro a Bruxelles. Ho ancora un anno, e un anno in politica è un'eternita», ha detto Prodi all'inviato del Times Craig Smith che gli ha dedicato un profilo. È stato questo l'unico accenno alla situazione politica italiana in un'intervista-ritratto dedicata interamente ai temi dell'Europa nei suoi rapporti con il resto del mondo e in particolare con l'America. «In un mondo complesso nessuno è in grado di dettare una politica, neppure un paese così grande e potente come gli Stati Uniti», ha detto il presidente della commissione europea notando che «il grande rischio per le grandi potenze è di allargarsi eccessivamente». Secondo Prodi un'Europa unita e alleata dell'America aumenterebbe la stabilità internazionale, ma negli Usa in questa fase «la dottrina prevalente è di avere un'Europa divisa», una dottrina che il presidente della Commissione Ue vede parte di «una profonda corrente» nella storia americana che va al di là dell'attuale amministrazione ed è sospinta dalla fiducia in se stessa della nazione, in particolare dopo le vittorie del dopo 11 settembre in Afghanistan e Iraq. Prodi ha quindi affrontato il tema degli sforzi per la creazione di una vera politica comune europea potrebbero essere complicati dall'ingresso della Turchia nell'Ue, della cui causa il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è detto avvocato. Il presidente della Commissione europea torna ad esprimere le proprie perplessità sull'adesione all'Unione della Turchia, di cui pure riconosce l'importanza strategica come ponte tra l'Europa e il Medio Oriente. Ma a preoccuparlo sono le dimensioni del Paese, le peculiarità delle sue istituzioni politiche e i suoi legami culturali con il Medio Oriente. «Non è un problema di essere musulmano ma di essere così grande», tiene a precisare Prodi, secondo cui l'ingresso della Turchia in Europa è una questione «troppo sensibile politicamente» perchè si prenda una decisione affrettata, che comunque richiede l'approvazione di tutti i 15 Paesi membri dell'Unione. «Bisogna rassicurare l'opinione pubblica turca, ma anche l'opinione pubblica europea che siamo stati seri, altrimenti non ci sarà alcuna ratifica e senza una ratifica uno schiaffo in faccia al popolo turco sarebbe terribile», aggiunge il presidente della Commissione. E agli Stati Uniti, che fanno pressioni perché l'Ue acceleri l'ingresso della Turchia, senza tenere conto delle conseguenze di lungo termine che avrebbe la sua adesione, Prodi dice: «Quando dicono che il processo è troppo lento, io dico loro, "Sono nato in un paese in cui quando un bambino doveva descrivere qualcosa di spaventoso, diceva, mamma li turchi"». «Dobbiamo combattere contro questo profondo pregiudizio», afferma il presidente della Commissione europea.

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