Conflitto d'interessi, via libera-sprint alla Camera
Tutti i deputati dell'opposizione si astengono dalla votazione. Giulietti (Ds): è una buffonata
È stata votata in poche ore, nel rigoroso rispetto dei tempi degli interventi, imposto dal presidente Casini, che ha minacciato di protrarre i lavori di Montecitorio fino ad agosto inoltrato, se non si riuscirà a smaltire tutte le leggi e i decreti in calendario. 286 i voti favorevoli, due i contrari, mentre tutti i deputati dell'opposizione non hanno partecipato al voto della legge da loro ribattezzata «salva-Berlusconi». Il provvedimento regola i potenziali conflitti d'interessi - come quello del premier che è proprietario, tra l'altro, delle tv Mediaset - per chi occupa incarichi di governo. Vale, oltre che per il presidente del Consiglio anche per ministri, viceministri, sottosegretari, commissari straordinari del governo, e sindaci di città con più di 300 mila abitanti. Tutti questi soggetti non potranno partecipare direttamente alla gestione di società e attività imprenditoriali. Eventuali sanzioni politiche contro i componenti del governo per i quali Antitrust e Garante delle telecomunicazioni abbiano accertato l'incompatibilità, saranno sanzionate politicamente dal Parlamento. Sono regole che, secondo l'opposizione, non servono a niente, e consentono a Berlusconi di continuare a gestire il suo impero da Palazzo Chigi. «Facciamo finta» ha protestato il diessino Giuseppe Giulietti, «che ci sia un presidente del Consiglio che è anche imprenditore e facciamo finta che egli si astenga dalla riunione che approva la legge di riordino del sistema televisivo, e facciamo anche finta che questo presidente si riunisca insieme a un gruppo di amici nella sede di un partito nei paraggi per decidere di sostituire il presidente della Rai. Che cosa è questo? Direi una buffonata». L'iter parlamentare del testo è stato molto tormentato, e sempre accompagnato da manifestazioni e proteste vivacissime dell'opposizione. Varato dal Consiglio dei ministri due anni fa dall'allora ministro della Funzione pubblica, Franco Frattini, era poi stato licenziato una prima volta dalla Camera alla quale è poi tornato dopo una modifica del Senato, con alcune «correzioni» che sarebbero state suggerita dal presidente della Repubblica, Ciampi. Ora dovrà comunque ritornare a Palazzo Madama dopo i ritocchi riguardanti la copertura finanziaria. «Questa non è una legge tra le altre, è la madre di tutte le leggi-fotografia, è il simbolo e la metafora della condizione malata della nostra democrazia e della condizione di ostaggio di questo parlamento e della sua attività legislativa» ha dichiarato Franco Monaco, della Margherita. Al contrario, per Donato Bruno, di Forza Italia, «interviene sui comportamenti di coloro che hanno incarichi di governo, e utilizza il ruolo delle Aiuthority, non c'è lo spoglio dei beni, come avrebbe voluto l'opposizione, che ha una filosofia diversa del conflitto d'interessi». M. M.
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