a Piazzapulita
Piazzapulita, il sinistro siparietto tra Formigli e Fittipaldi per difendere Ranucci
Nel salotto di Piazza Pulita a La7, tanto per cambiare, si parla di Sigfrido Ranucci e, sempre per cambiare, lo si tratta coi guanti, attaccando chi in questi mesi ha raccontato senza sconti le vicende che lo hanno riguardato, soprattutto - sorpresa! - quello che dai divani buoni del progressismo italiano è stato ribattezzato "il gruppo Angelucci". Nell’ultima puntata del programma a cimentarsi nell’impresa sono stati il conduttore, Corrado Formigli, e il direttore del Domani, Emiliano Fittipaldi. L’uno davanti all’altro, hanno subito messo il racconto sulla strada "giusta" - per loro, ovviamente - parlando di "Character assassination", che tradotto sarebbe "assassinio del personaggio", di cui Ranucci sarebbe stato vittima: un "massacro mediatico", lo ha definito Formigli, "da parte soprattutto di un gruppo editoriale, che poi è quello legato ad Angelucci e alla destra". Responsabili, secondo il conduttore, di un "attacco concentrico" che andrebbe nientemeno "a danneggiare tutto il giornalismo d’inchiesta" per quelle che Formigli definisce con la delicatezza che non sempre si riserva agli avversari politici - "ingenuità, errori o atti spregiudicati di Ranucci".
Parole che, a parti invertite, siamo certi sarebbero state ben più dure. Fittipadi annuisce e interviene: "Quando sono stato coinvolto nel caso Striano" - quello del presunto dossieraggio su personaggi legati soprattutto al centrodestra, che vede diversi indagati, trai quali non figura Fittipaldi - "anche noi siamo stati attaccati", addirittura "fatti a pezzi dai giornali di Angelucci" per "aver avuto delle informazioni da fonti che non piacciono ai magistrati". Ma "per noi", dichiara poi, "l’importante sono le notizie che pubblico, e se sono vere o false". Come se quelle emerse sul caso Ranucci-Lavitola non lo fossero: doppio standard in purezza, specialità della casa. Fittipaldi continua: "il gruppo Angelucci non è un gruppo editoriale banale, ma è di proprietà di un politico, di un capo della Lega, di un imprenditore della Sanità privata". Invece gli editori di sinistra non sono imprenditori, ma disoccupati col reddito di cittadinanza.
Poi il sospetto buttato lì: "Una delle poche cose che ha fatto Rocca è aumentare a dismisura i soldi dati agli Angelucci". Poi conclude: "La cosa che non dobbiamo da giornalisti fare è offrire pretesti". Visto che siamo in tema, vi diamo una notizia: lo avete appena fatto.