Garlasco
Garlasco, l’avvocato di Sempio punta in alto: “Non cerchiamo sconti di pena, vogliamo l’assoluzione”
Niente perizia psichiatrica per Andrea Sempio. A spiegarne il perché, ospite di Dario Maltese a Morning News su Canale 5, è il suo legale, l'avvocato Liborio Cataliotti, che respinge con decisione l'idea di una fuga dal processo per l'omicidio di Chiara Poggi. Interpellato sul rifiuto di sottoporsi all'accertamento affidato dalla Procura della Repubblica al professor Roberto Catanesi, Cataliotti è netto: "È l'esatto contrario" di una fuga. Il legale ricorda che la consulenza avrebbe un duplice obiettivo: verificare la capacità di intendere e di volere di Sempio al momento dei fatti e la sua capacità di partecipare coscientemente al processo. Una richiesta, sottolinea l'avvocato, che nella prassi italiana viene avanzata nella maggioranza dei casi proprio dalle difese, perché un esito di incapacità porterebbe a conseguenze favorevoli per l'imputato: dal proscioglimento alla sospensione del processo, fino a uno sconto di pena.
Proprio per questo, spiega Cataliotti, la scelta di Sempio va letta all'opposto: "Non vogliamo sconti di pena, non vogliamo sospensione del processo, non vogliamo un proscioglimento per incapacità di intendere e di volere". L'obiettivo dichiarato dalla difesa è uno solo, l'assoluzione piena, "il che significa volersi confrontare con il processo e certo non scappare dallo stesso". Sul clima di ossessione mediatica che da anni ruota attorno al caso, il penalista si mostra distaccato: a suo dire l'opinione pubblica conta relativamente poco, perché sono i giudici - dotati di competenze tecniche superiori rispetto al "quisque de populo" - a decidere l'esito dei processi, non il sentire comune.
Il passaggio più delicato dell'intervista riguarda le intercettazioni che hanno alimentato i sospetti sul quarantenne di Vigevano, indagato per l'omicidio di Chiara Poggi avvenuto a Garlasco nel 2007. Cataliotti derubrica i cosiddetti "soliloqui" di Sempio a fraintendimenti decontestualizzati. Cita in particolare una captazione del 12 maggio dello scorso anno, sostenendo che l'uomo si limitasse a ripetere, quasi a mo' di esercizio mentale, la versione difensiva fornita a suo tempo da Alberto Stasi - condannato in via definitiva a 24 anni per il delitto, scontati poi di un terzo per la scelta del rito abbreviato - durante uno dei suoi interrogatori. Da quella conversazione, denuncia l'avvocato, sarebbe stata isolata una singola frase, "il sangue era secco quando sono passato io", trasformata, a suo dire impropriamente e non certo per iniziativa dei pubblici ministeri, in una presunta ammissione. Ascoltando l'intercettazione per intero, sostiene Cataliotti, risulterebbe invece "in modo incontrovertibile" che Sempio non stesse parlando di un proprio ricordo, ma stesse solo riproducendo mentalmente le parole di Stasi. Le dichiarazioni arrivano in un momento cruciale dell'inchiesta bis su Garlasco, con Sempio ancora sotto la lente degli investigatori della Procura di Pavia a distanza di quasi vent'anni dal delitto.
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— Morning News (@MorningNewsTv) September 7, 2026