Garlasco

Garlasco, la difesa di Sempio smonta le prove: “Impronte incompatibili, DNA incerto, audio inascoltabile”

Ignazio Riccio

La partita tra Andrea Sempio e la procura di Pavia è ancora tutta aperta. I legali del 38enne indagato per l'omicidio di Chiara Poggi — l'avvocatessa Angela Taccia e il collega Liborio Cataliotti — hanno depositato cinque perizie e una memoria difensiva con un obiettivo preciso: demolire, punto per punto, il castello accusatorio costruito dagli inquirenti. A illustrare la strategia è stato Armando Palmegiani, consulente della difesa, ospite della trasmissione "Diritto e Rovescio" condotta da Paolo Del Debbio su Rete 4. Un intervento a tutto campo, nel corso del quale Palmegiani ha provato a smontare uno per uno i pilastri dell'accusa, a partire dalle impronte rinvenute sulla scena del crimine. Al centro del dibattito c'è anzitutto la cosiddetta impronta "Pallini", taglia 42, per anni attribuita ad Alberto Stasi — l'ex fidanzato di Chiara, condannato in via definitiva — e ora invece ricondotta dalla procura ad Andrea Sempio. Interrogato dall'inviato di Del Debbio sul punto, Palmeggiani ha respinto la tesi con un argomento di carattere anatomico: "Andrea ha un piede veramente particolare e largo. La differenza fisica del piede di Andrea Sempio e lo spazio fisico di una scarpa che utilizza quella suola è di quasi due centimetri. Il dato reale sono le dimensioni". Il consulente ha anche ricordato come la variazione di taglia tra diversi modelli di calzature sia un fenomeno comune, ma ha sottolineato che nel caso specifico la differenza fisica sarebbe tale da rendere incompatibile l'indossare quella scarpa.

 

 

Su questo punto la difesa sta costruendo quella che Palmeggiani definisce una "prova di scarico formidabile": una perizia commissionata direttamente ai progettisti della suola rinvenuta sulla scena — di cui non ha voluto rivelare il nome — per stabilire le dimensioni esatte di alloggiamento del piede. "Attraverso i progettisti si può stabilire quale fosse, se non la tipologia di scarpa, la marca, certamente le dimensioni di alloggiamento del piede. Non sono compatibili con quelle di Andrea Sempio. Se questo verrà confermato da una perizia, credo che il processo a carico di Andrea Sempio sarà predestinato a svanire, soliloqui o non soliloqui." Il secondo fronte riguarda la cosiddetta impronta 33, individuata sul muro lungo le scale della cantina, che la procura considera la firma dell'assassino intento a verificare la morte di Chiara. La difesa contesta anche il metodo con cui la pubblica accusa ha presentato l'elemento: secondo Palmegiani, la procura ha prodotto la prova "tramite avatar, cioè tramite una riproduzione grafica, due immagini diverse l'una dall'altra", il che ne inficia a suo giudizio il valore dimostrativo. Nella perizia firmata da Palmegiani emerge un dato rilevante sulla dinamica dell'aggressione: Chiara Poggi non si sarebbe difesa e il killer non sarebbe mai tornato sulle scale per accertarsi della morte della giovane. Questo scenario pone seri dubbi, secondo la difesa, sulla presenza del materiale genetico di Sempio sotto le unghie della vittima. "Non si sa se è sopra o sotto le unghie, se è contatto diretto o indiretto e quando è stato lasciato. La certezza è che non si sa come quel DNA sia arrivato sulle unghie", ha dichiarato il consulente. A complicare ulteriormente la lettura del reperto, ha aggiunto Palmegiani, c'è il fatto che si tratta di una traccia mista riconducibile ad almeno quattro persone, di cui restano ignoti modalità e momento del deposito.

 

 

Tra gli elementi che aggraverebbero la posizione di Sempio figurano anche alcune registrazioni di soliloqui captati all'interno della sua autovettura. Sul punto, il giudizio della difesa è perentorio: il perito incaricato ha rilevato che "il rapporto segnale-rumore è talmente basso da non poter nemmeno pulire l'audio". Palmegiani non ha usato mezzi termini: "Io sfido chiunque a sentire senza sottotitoli e dire realmente cosa sente. Io personalmente non ci riesco." A Del Debbio che chiedeva se, alla luce di tutto ciò, non vi fosse addirittura un non luogo a procedere, l'altro ospite, l'avvocato Cataliotti, ha risposto con un affondo diretto alla pubblica accusa, invitando chiunque a fare un semplice esercizio: "Dimenticatevi le nostre consulenze e domandatevi se esista un elemento — uno — che non sia frutto di pura suggestione e che collochi Andrea Sempio il giorno del crimine, nell'ora del crimine, su quel luogo. Non c'è." E ha elencato le ipotesi accusatorie una per una: la presunta passione di Sempio per Chiara ("non risulta, ma lo si ipotizza"), l'appropriazione indebita di un video intimo della vittima ("nulla lo rivela, ma lo si ipotizza"), le presunte avance rifiutate in tre telefonate ("non vi è prova, ma lo si ipotizza"). "Non esiste nessuna traccia della sua presenza quel giorno, in quell'ora, in quella casa", ha concluso il legale. La procura di Pavia non ha ancora depositato la propria risposta alle cinque perizie della difesa. La decisione sul rinvio a giudizio di Sempio è attesa nelle prossime settimane. Il caso Poggi — dal delitto avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007 alla condanna definitiva di Alberto Stasi nel 2015, fino alla riapertura delle indagini su Sempio — rimane uno dei gialli giudiziari più controversi degli ultimi decenni.