riforma della giustizia

Referendum, Gratteri perde di nuovo il freno: “Il sorteggio del Csm è una truffa”

Angela Barbieri

Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, torna a schierarsi contro la riforma della giustizia in vista del referendum del 22 e 23 marzo. Intervistato a Radio 24 nel corso del programma 24Mattino, il magistrato smonta uno per uno i pilastri del provvedimento: dal meccanismo di sorteggio per il Csm ai costi della nuova architettura istituzionale, fino al rischio di un pubblico ministero sganciato dalla cultura della giurisdizione. Il punto che più lo indigna riguarda la composizione del Consiglio superiore della magistratura. "La cosa che più mi scandalizza è il sorteggio del Csm", attacca Gratteri. Il meccanismo prevede che i componenti togati vengano estratti a sorte tra tutti i pm e tutti i giudici italiani; ma per i laici la procedura è diversa: "ogni partito si sceglie 5 nomi, 10 nomi, poi si estraggono da un'urna". Una distinzione che per il procuratore svuota di senso l'intera operazione: "E questa è una truffa, non è un sorteggio”. Una posizione, precisa Gratteri, maturata nel tempo: "Tre anni fa ero a favore del sorteggio, ma oggi non sono favorevole a questo tipo di sorteggio per il quale il Parlamento sceglie tutti i nomi dell'elenco. E quindi, a prescindere da chi poi viene effettivamente sorteggiato, saranno tutte persone che rispondono alla logica dei partiti. A me questo non pare un sorteggio".

 

 

Gratteri solleva poi una questione economica. Oggi il Csm costa 47 milioni di euro. La riforma ne prevede due — uno per i giudici, uno per i pm — più un'Alta corte disciplinare. "Per avere due Csm e l'Alta corte si spenderebbero 47 milioni per tre, dove li prendiamo questi soldi?", chiede il procuratore, preoccupato che a rimetterci siano le risorse operative della giustizia ordinaria: i concorsi per i cancellieri, fermi da cinque anni, i fondi per le intercettazioni, gli stipendi, "che sono tra i più bassi". La sua conclusione è netta: "È sicuro che per avere i due Csm e l'Alta corte si taglierebbero le risorse per la giustizia. A meno che poi non si facesse un fondo straordinario”. Sul piano della cultura giudiziaria, Gratteri respinge l'idea di un pubblico ministero separato dalla logica della giurisdizione. "Non vogliamo un pm che sia sganciato dalla cultura di giurisdizione", spiega. "Vogliamo un pubblico ministero che continui a ragionare, un giudice che nelle indagini preliminari continui a cercare le prove anche a favore dell'indagato e non un pm che cerchi l'accusa a ogni costo". E mette in guardia dal modello che, a suo avviso, si profilerebbe all'orizzonte: "Non vogliamo un pm, come dice il fronte del Sì, che sia più forte ma che possa ragionare senza pressioni e che non pensi che il passaggio successivo sia quello di finire sotto l'Esecutivo come in modelli da paura come quello americano".

 

 

A margine delle questioni referendarie, Gratteri traccia un bilancio dei suoi rapporti con il governo. Con il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi il giudizio è positivo: "Ho lavorato bene, ho uno splendido rapporto con le forze dell'ordine, a Napoli mi mandano tra i migliori investigatori e per questo li ringrazio". Ben diverso il tono sul Guardasigilli: "Con il ministro della Giustizia Carlo Nordio? Mah, non condivido le riforme normative fatte". L'unica eccezione concessa è la riforma sulla cybersicurezza, definita "unica cosa utile fatta sul piano del contrasto da questo governo".