Garlasco, Sempio: "Stasi? Per me è il carnefice". L'intervista a Del Debbio
Alberto Stasi è un "carnefice". Così Andrea Sempio, indagato per l'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, ha risposto in un'intervista in onda a Dritto e rovescio su Retequattro in merito a cosa pensa riguardo ad Alberto Stasi, condannato definitivamente per lo stesso delitto, chiedendosi se sia da considerare vittima o carnefice. "Vedendo quello che io ho visto nella parte che ho potuto seguire, non ho trovato nulla che smonti le vecchie condanne. Quindi io ad oggi quella condanna non la vedo come ingiusta, non vedo nulla che le vada a smontare per ora. Quindi sì, per me è il carnefice", ha aggiunto.
Di seguito, uno stralcio dell’intervista di Paolo Del Debbio ad Andrea Sempio.
Lei scrive molto, vero?
«Scrivevo molto, era una cosa che ho sempre fatto fin da piccolo. È sia un modo per mettere in ordine dei pensieri, sia alle volte un modo per sfogarsi. E poi a un certo punto ho iniziato a tenere dei diari, giorno per giorno. E ogni tanto tu vai lì e rileggi un diario di tre o quattro anni fa e ti torna in mente quella cosa che magari ti era completamente passata di mente. E quella è una cosa che ho fatto per tanti anni. Quindi quando sono venuti da me hanno trovato tonnellate di carta»
C'è questa questione del libro che lei dice che è andato la mattina del delitto a comprarlo a Vigevano e non ricorda il titolo del libro. Come lo spiega che non c'è?
«Semplicemente non me lo ricordo. A me sembra che ormai ci si stia attaccando a ogni virgola. Cioè, se io dico: "Quella mattina lì vado a Vigevano, trovo la libreria chiusa, faccio un giro della piazza, torno a casa." In un'altra intervista dico: "Quella mattina vado a Vigevano, trovo la libreria chiusa, torno a casa." Ah, non ha più detto che ha fatto il giro della piazza. Cosa vuol nascondere? Perché cambia versione? Se l'è dimenticata? Sono inezie. O adesso mi tiri fuori: "Io ho un filmato di te che vai nel vicolo dei Poggi, esci fuori coperto di sangue." Allora va bene, lì c'è un problema, ma se no, non me lo ricordo, semplicemente».
Per lei, Stasi è una vittima o un carnefice?
«Carnefice».
Perché ci ha pensato un po'?
«Perché ogni volta che mi chiedono di lui io ho un problema: io le carte dei processi che l'hanno portato alla condanna non le ho viste, e non credo neanche che basti leggerle così e dire: «Va', le ho lette, le ho capite.» Non credo, se no non ci sarebbero 5 gradi di giudizio, cassazione, non è materia così semplice. Vedendo quello che io ho visto nella parte che ho potuto seguire, non ho trovato nulla che smonti le vecchie condanne. Quindi io ad oggi quella condanna non la vedo come ingiusta, non vedo nulla che le vada a smontare per ora. Quindi sì, per me è il carnefice».
Che tipo è?
«Non ne ho idea, io non l'ho mai conosciuto».
Non l'ha mai visto?
«No, no, io lui non l'ho mai frequentato, non ci ho mai parlato».
Ma non le è capitato di incontrarlo a casa?
«No, mai. Che è la stessa cosa che penso abbia sempre riferito anche lui. Mi è capitato solo una volta, l'ho già raccontato altre volte, era già successo il delitto e tutto. Eravamo in un locale di Garlasco a cena io e i miei amici e c'era lui in un altro tavolo. Noi eravamo col Marco e allora abbiamo cercato con il proprietario di cambiare tavolo in modo che non si incrociassero. Quella è stata l'unica volta che io l'ho incrociato dal vivo. Però non ci ho mai parlato, mai scambiato una parola, niente».
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