Quarta Repubblica, "1215 giorni in carcere da innocente". La storia del medico-sindaco che la giustizia ha distrutto
“Ho trascorso 1215 giorni in carcere da innocente”. Lo racconta a Quarta Repubblica, il programma condotto dal giornalista Nicola Porro, Gesualdo Costantino, medico urologo ed ex sindaco di Melito Porto Salvo, un piccolo comune in provincia di Reggio Calabria. Nel 2013, quando ricopriva il ruolo di primo cittadino, venne arrestato con l’accusa di associazione mafiosa. La vicenda giudiziaria si è conclusa a novembre del 2024: “Sono stato assolto dopo ben 11 anni di processo”, puntualizza l’intervistato - alla vigilia del referendum giustizia - che in primo grado di giudizio era stato condannato a 10 anni di carcere.
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L’arresto
È il 2012 quando la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria avvia un’indagine su presunti rapporti tra politica locale e clan. A Febbraio del 2013 Gesualdo Costantino viene arrestato con l’accusa di favorito imprese legate alla 'ndrangheta mediante l’assegnazione di appalti pubblici. “Alle tre di mattina bussano alla porta di casa. - ricorda l’ex sindaco di Melito Porto Salvo - C’era anche un elicottero sopra la mia abitazione. Pensavo fosse successo qualcosa in paese, perché non funzionavano neanche i telefoni, non potevo immaginare minimamente quello che poi è successo. Ero completamente ignaro di tutto, anche perché da sindaco ho fatto l’esatto opposto di quello che mi veniva contestato”. A poche ore dall’arresto, Costantino viene portato in carcere: “Mi viene fatto l’interrogatorio di garanzia dopo 5/6 giorni. - continua - Durante l’interrogatorio, che si è svolto anche in presenza del pm, ho risposto a tutte le domande del gip”. A quel punto, Porro chiede: “Cercavano prove a sua difesa?”. “Assolutamente no. È stato un susseguirsi di accuse”, replica l’ospite.
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“I miei giorni in carcere”
Costantino racconta di aver trascorso due anni nel carcere di alta sicurezza di Vibo Valentia e un anno e mezzo nella struttura penitenziaria di Reggio Calabria: “Ero in cella con soggetti accusati a vario titolo di reati di mafia. - spiega - Ho resistito tutto quel tempo in carcere perché cercavo di tenermi sempre impegnato, leggevo moltissimo e mi occupavo di problemi sanitari”. Poi ricorda un episodio drammatico: “Ho assistito al suicidio di un ragazzo di 33 anni. Le guardie penitenziarie sapevano che ero un medico e aprirono la cella affinché potessi soccorrerlo. Gli feci il massaggio cardiaco, ma non ci fu nulla da fare”. A novembre del 2024 l’ex sindaco di Melito Porto Salvo è stato assolto in appello con formula piena (per non aver commesso il fatto), ma resta l’amarezza per una detenzione ingiusta che ha avuto ripercussioni a livello personale e professionale.
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