Referendum, il pm Moleti: “Gratteri? In Calabria moltissimi colleghi non condividono toni e parole utilizzate”
«Il No non è il pensiero comune tra i magistrati. Anche in Calabria ci sono alcuni colleghi che, pur non facendo rumore, si esprimeranno a favore del Sì». A dirlo Federico Moleti, sostituto procuratore a Palmi.
Tra le priorità della riforma c’è la separazione delle carriere. Qual è la sua idea a riguardo?
«Prendo in prestito le parole di Giuliano Vassalli, redattore del nuovo codice di procedura penale del 1988. Intervistato dal Financial Times, trentanove anni fa, spiegava come la sua riforma non sarebbe funzionata senza la separazione delle carriere. Quando si pensò di unificarle, durante il fascismo, la prova si formava prima del dibattimento e non durante».
Quale è, pertanto, il cambiamento “utile”?
«Nell’attuale modello, la figura del pm dovrebbe essere più simile a quella dell’avvocato. Dovrebbe essere un grande negoziatore. Il modello accusatorio conferisce al processo le migliori garanzie del mondo, ma consuma anche una quantità ingente di risorse. Affinché funzioni occorre considerare che i riti premiali, mi riferisco soprattutto al patteggiamento, non debbano essere la regola».
Cosa ne pensa, invece, del sorteggio relativo ai membri togati del Csm?
«Elimina una debolezza strutturale. Chi è stato votato come potrebbe mai tradire i propri elettori o penalizzare chi gli ha organizzato la campagna?».
Sorteggio No, ribaltone Sì. Il pamphlet di Davigo &Co. rimbalza nelle chat
Uscendo fuori dai tecnicismi, a far discutere, negli ultimi giorni, è stato l’affondo di Nicola Gratteri, il quale ha dichiarato che sono favorevoli ai quesiti le persone che non sono perbene, gli indagati, gli imputati e la massoneria. Condivide tali uscite?
«Non ho un rapporto personale con Gratteri, se non per mezzo della stampa. Detto ciò, non condivido affatto le sue parole. Non so se la sua intenzione fosse offendere i sostenitori del Sì, oppure dire che solo una parte di loro erano catalogabili come persone non perbene, ma certamente parliamo di dichiarazioni inappropriate o poco felici».
Diversi suoi colleghi hanno criticato un metodo che in Calabria non sempre si è rivelato un successo...
«Non ho mai avuto la possibilità di vedere le carte relative ai processi di Gratteri, così come ritengo non serio esprimere un giudizio su come un collega conduca le inchieste. Le posso dire, però, che alcuni, anche tra magistrati e tecnici, sono contrari a quesiti proposti, così come moltissimi non condividono i toni e le parole utilizzate da Gratteri. Ho partecipato a diversi convegni in Calabria e le posso assicurare che numerosi conoscitori del diritto sono favorevoli alla riforma proposta dal governo. Parliamo di una Regione che abbonda di riformisti».
A queste latitudini, però, spesso è prevalsa una linea “manettara”, per cui tanti innocenti finiscono nella mannaia giudiziaria per fatti che non sussistono...
«Se ci troviamo in una situazione, nella quale ci sono molte accuse mosse in maniera disinvolta e la percentuale di assoluzioni risulta fuori dalla norma, una domanda dovremmo porcela. Detto ciò, non faccio statistiche o meglio non effettuo giudizi sul lavoro altrui. Dico solo che in una regione, con un’alta percentuale di criminalità, la cosiddetta "strada manettara" non è sempre è quella giusta. Bisogna essere un po' garantisti».
“Dispiace che l'Anm sia diventato un soggetto politico”. La bordata del pm Visone
La sua è una posizione molto netta...
«Il garantismo ci tutela da due possibili esiti negativi. Il primo è far soffrire ingiustamente delle persone che, alla fine, si rivelano innocenti.
C’era un comunista francese che, durante la guerra civile spagnola, sosteneva che, con il sospetto, si fucila. Il secondo, invece, è creare una sovrabbondanza di procedimenti penali che, poi, hanno più probabilità di andare in prescrizione e quindi di salvare anche qualche colpevole, oltre ad allungare, in maniera mastodontica, i tempi della giustizia».
Ciò è un rischio?
«Se li allunghiamo la conseguenza è che chi è dedito alla criminalità rischia, per anni, di essere lasciato a piede libero. La strada maestra dovrebbe essere un brocardo di re Federico di Prussia che diceva che "chi vuole difendere tutto, alla fine, non difende nulla"».
Tanti magistrati per pensarla diversamente, intanto, finiscono per essere bersagliati in mailing liste o chat ristrette...
«Non le nascondo che quotidianamente mi ritrovo in chat dove c’è chi la pensa in modo diverso, così come mi arriva pubblicità per il No. Ma questo succede in diversi ambiti. Penso alle Università. Fino a quando parliamo di atteggiamenti che rientrano nella correttezza, non c’è nulla di sbagliato ad avere visioni e pareri differenti».
Così non si favoriscono le correnti?
«Le correnti sono delle libere associazioni e il diritto di associarsi è tutelato dalla Costituzione. Una cosa è dire che non possono monopolizzare l’elezione del Csm, altro è demonizzarle».
«Il Pd sbaglia a opporsi alla riforma. Smantellerà le correnti nel Csm» - Intervista a Giovanni Pellegrino
Dai blog
Sal Da Vinci: "Canto la mia promessa sul palco di Sanremo"
Patty Pravo: "La ragazza del Piper sono sempre io"
La nuova vita di Nek: "In televisione mi sento come un papà"