Referendum, Beppe Signori in campo per il Sì: "Io, assolto dopo dieci anni"
Una vita densa di successi distrutta in un battito di ciglia.
Una reputazione, quella del campione osannato dalle folle, tutta da ricostruire.
Un errore giudiziario assoluto, indiscutibile, in un processo mediatico che ha messo sulla gogna un uomo, un padre risultato poi essere innocente. E completamente estraneo ai fatti contestati. Beppe Signori, attaccante mai dimenticato dai tifosi di Bologna e Lazio, è stato l’ospite d’onore di una serata organizzata a Polignano a Mare e dedicata al referendum sulla giustizia. Un incontro coordinato dall’associazione italiana Giovani Avvocati al museo Pino Pascali in vista del referendum del 22 e 23 marzo. Signori ha raccontato il suo calvario e ha spiegato perché voterà Sì. «Vi racconterò la miavicenda giudiziaria. La mia storia vi farà capire», aveva scritto nei giorni scorsi l’ex bomber laziale sui propri social, per presentare la serata pugliese. L’aspetto più grottesco dell’intera vicenda èche la «pistola fumante», la prova regina sarebbe stato un pizzino, un appunto scritto a penna e trovato nella sua abitazione. «Non solo non c’entravo nulla e mi ero rifiutato di partecipare – ha raccontato di fronte ad un palco gremito nella nota località pugliese -Il 1 giugno del 2011 insieme ad altri 134 indagati fui arrestato perché accusato di far parte di un’associazione a delinquere che truccava le partite. Dopo cinque anni dalla conclusione delle indagini preliminari il pm cercava di trovare patteggiamenti. Ma io ho rinunciato. Come ho rinunciato, dopo dieci anni, allaprescrizione. Così sono andato nei vari tribunali dove ho fatto il mio gol più bello, ma soprattutto più importante. Io sapevo della mia innocenza e quindi ho lottato fino alla fine. Lo dovevo a me stesso e lo dovevo soprattutto ai miei figli».
In sala c’era chi ha rammentatoil caso Tortora. Signori, visibilmente emozionato, ha continuato il suo racconto. «Il sistema ha bisogno di correttivi, soprattutto sui tempi dei procedimenti e sulle responsabilità». Per questo l'ex bomber ha infine ribadito che voterà Sì. Ma per comprendere i motivi di questa decisione è indispensabile riavvolgere il nastro del tempo all’ottobre del 2021, quando Beppegolveniva prosciolto dal tribunale di Piacenza. Assolto, per altro, con formula piena. L’attaccante non aveva truccato alcuna partita. Una decisione presa dai togati ai sensi dell'articolo 530, comma 1, del Codice Penale. «Ci tengo a precisare che a Piacenza Beppe è stato assolto perché il fatto non sussiste – ricordò il suo legale, Patrizia Brandi- assoluto perché non c’era niente, zero».
Uno zero che è costato al nativo di Alzano Lombardo dieci anni di sofferenze, di sguardi invadenti ed offensivi da parte di chi, fino al giorno primo, lo osannava come un semidio. Senza considerare il denaro speso che, nel caso di Signori, può essere un dettaglio, ma che rappresenta un aspetto da valutare in simili vicende.
Perché la domanda è semplice e la risposta lo è perfino di più: come avrebbe agito un operaio, un impiegato o un insegnante se si fosse trovato stritolato dalla morsa di un pubblico ministero ottuso, convinto della sua colpevolezza? Avrebbe patteggiato, accollandosi così una parte di colpa, per un peccato mai commesso. Signori si è potuto permettere di decidere, al contrario, di non mollare. Il 9 agosto, due mesi dopo il suo arresto, la Commissione disciplinare della Figc decise di squalificarlo per cinque anni, con preclusione da qualsiasi categoria o rango della Federazione. «In questo processo – concluse l’avvocato Brandi – c’erano delle intrinseche debolezze nel capo di imputazione, che era totalmente inventato a tavolino e aveva in Signori un capro espiatorio in quanto personaggio particolarmente famoso. Beppe è stato radiato dalla federazione, quando tecnicamente avrebbe potuto allenare anche una nazionale».
Secondo la tesi accusatoria Signori, insieme a Luigi Sartor, Luca Burini e al commercialista Daniele Ragone, tramite la Clever Overseas, società con sede a Panama e domiciliata e amministrata dalla società fiduciaria Pieffeci Professional Consulting di Lugano, avrebbe ripulito seicento mila euro proveniente dalle scommesse di Singapore della Raffles Money Change Pte Ltd.
Il tribunale di Piacenza sentenziò, al contrario, che la gara Piacenza-Padova del 2 ottobre 2010 non era stata venduta, gli ermellini di Modena chele partite Modena-Sassuolo e Modena-Siena del 2011 si erano svolte in maniera assolutamente regolare.
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