L’ANTISEMITISMO CHE AVANZA

Parenzo ancora vittima di antisemitismo. Nuove minacce e deve presentare il libro a porte chiuse

Aldo Rosati

Di Israele non si deve parlare, è un editto. Il dibattito è vietato, il confronto pure: «È uno Stato genocida». Sentenza pronunciata a furor di Flotilla, il processo non serve. Zitti e mosca: insegna solo la «sacerdotessa» Francesca Albanese. Però guai a chiamarla censura - e guai, soprattutto, a evocare l’antisemitismo, se non si vuole finire ufficialmente rimbrottati dal Nazareno. È accaduto al senatore della minoranza dem Graziano Delrio, reo di aver presentato in Senato un disegno di legge per contrastarlo. La verità che piace a sinistra è un’altra: occupiamoci «degli odi razziali». Il resto è fastidioso, meglio non nominarlo. La crescita esponenziale dell’antisemitismo diventa così una «bugia», un’invenzione utile soltanto al «criminale» governo di Netanyahu. Stavolta il veto con la kefiah va in scena a Padova, dove oggi la presentazione del libro di David Parenzo, «Lo scandalo Israele» (Rizzoli editore), viene fermata prima ancora di cominciare. Non si discute: si impedisce. Non si replica: si zittisce. O meglio, si costringono gli organizzatori a spostare tutto in una località riservata, per evitare i disordini pubblici che la solita schiera di «ferventi democratici» aveva già annunciato sui social.

 

 

Un passo indietro: il giornalista, nei giorni scorsi, pubblica la locandina dell’evento previsto nella sua città natale (Parenzo è nato a Padova ed è figlio del presidente della locale Comunità ebraica) sul suo account Facebook. Un appuntamento, con tanto di data, domenica 22 febbraio, e luogo, la Scuola della Carità. Un affronto vero e proprio per gli attivisti ProPal che infatti si scatenano. Reazione immediata: minacce e messaggi intimidatori del tipo «Occhio Parenzo, piazzale Loreto ti aspetta» o «Palestina libera, Norimberga per Israele». «Rifiuta di definirlo un genocidio», la sentenza che si abbatte sul giornalista, che nel marzo del 2024 subì un’altra pesante contestazione alla Sapienza. A Parenzo arriva la solidarietà dell’eurodeputato di Forza Italia Flavio Tosi e della capogruppo di Italia Viva al Senato, Raffaella Paita: «Così si calpesta e si nega un principio elementare di ogni sistema democratico».

 

 

Un tour a tappe forzate quello del co-conduttore della Zanzara: se nella città del Santo la presentazione alla fine si è svolta in un luogo comunicato solo ai partecipanti, a Siena qualche settimana fa per il Giorno della Memoria il clima non è stato molto diverso. L’incontro si tenne alla Biblioteca comunale degli Intronati con uno straordinario dispiegamento di forze di polizia. Il bollettino d’altra parte sta diventando quotidiano: disordini, minacce, o veri e propri raid, come quello che fu scatenato a Torino nella redazione de La Stampa, al grido di «Free Palestine». È capitato all’ex parlamentare Pd Emanuele Fiano, presidente di Sinistra per Israele a Venezia: gli fu impedito di parlare da un gruppo di studenti ProPal. Stessa sorte a Bergamo all’ex sindaco e attuale eurodeputato Giorgio Gori. In prima linea le stesse sigle della galassia ProPal spesso accompagnate dalla Cgil, dall’Anpi, dalla giovanile del Pd. A Firenze da mesi Avs e M5S chiedono le dimissioni di Marco Carrai dalla presidenza della Fondazione Meyer. L’imprenditore toscano ha una «pesantissima» responsabilità: è console onorario di Israele. Poche settimane fa a Sesto Fiorentino, é comparsa una sua foto e la scritta: criminale di guerra. Insomma il «coraggio» di non chiamarlo antisemitismo.