Garlasco

Garlasco, Bruzzone nella villa dei Poggi. L’incongruenza di Stasi e la porta: “Impossibile aprirla”

Ignazio Riccio

Un’analisi attenta ed estremamente minuziosa. Nell’ultima puntata di “Quarto Grado”, la criminologa Roberta Bruzzone, insieme alla giornalista Martina Martagliati, ha avuto accesso per la prima volta alla villetta di Garlasco, teatro dell’omicidio di Chiara Poggi, con l’obiettivo di analizzare la dinamica del delitto e verificare eventuali incongruenze nel racconto di Alberto Stasi. Bruzzone concentra subito l’attenzione sulla porta a soffietto che conduce alle scale, uno dei nodi chiave della ricostruzione. “Stasi dice di averla trovata chiusa e di averla aperta spingendo sulla fessura centrale, ma guardate, premendo qui è impossibile aprire, è proprio impossibile. Questo meccanismo la chiude definitivamente”. Secondo la criminologa, l’assassino “deve averla aperta per gettare il corpo e poi richiusa, dal momento che Stasi dice di averla trovata serrata. Ma non ci sono impronte digitali né sul pomello né sulla superficie”. 

 

 

Il sopralluogo si sposta poi nelle altre stanze della villetta, ognuna con indizi importanti. Bruzzone entra nel garage, notando come la disposizione degli oggetti possa essere significativa. “Il martello, all’epoca non c’era un’autovettura, era appoggiato proprio qui (mostra il davanzale della finestra, ndr), sicuramente c’è stata attività dell’assassino”. La criminologa evidenzia come gli spazi siano più stretti di quanto appaiano nelle fotografie, rendendo complicata la movimentazione del corpo e le eventuali manovre dell’aggressore. Particolare attenzione viene rivolta al momento della collocazione del corpo sulle scale. “Una volta movimentato, quindi, sollevato il corpo, proiettato verso i gradini, il rilascio dell’uomo, insanguinato, è perfettamente coerente”. Bruzzone sottolinea come le tracce e l’assenza di impronte in alcune aree rendano improbabile che chi ha commesso il delitto possa aver compiuto alcune azioni, come richiudere la porta, senza lasciare segni visibili. “L’unico modo per chiudere è interagendo col pomello. Se la porta è aperta è completamente bloccata, non è possibile richiuderla”. Il sopralluogo passa poi al bagno, dove mancano due teli appartenenti alla famiglia Poggi. “È possibile che abbia utilizzato i teli, senza lavarsi le mani, ma utilizzandoli inumiditi per ripulirsi sommariamente e poi lasciare la scena”. Secondo Bruzzone, questo gesto potrebbe indicare una fase successiva dell’aggressione, con l’assassino che verifica le proprie condizioni di imbrattamento di sangue davanti allo specchio. 

 

 

Non meno importanti sono i movimenti in cucina, dove Bruzzone nota il rilascio parziale di tracce ematiche. “Sicuramente va in cucina, quindi anche lì bisognava capire come mai si sia recato in questo spazio”. L’analisi evidenzia come ogni gesto e ogni movimento siano stati probabilmente calcolati, o comunque condizionati dagli spazi ristretti della villetta. Il sopralluogo rappresenta un passaggio cruciale per fare luce su alcuni punti ancora oscuri del delitto di Garlasco. Bruzzone, attraverso la sua esperienza e le osservazioni sul campo, porta alla luce dettagli che potrebbero non essere stati considerati nelle prime perizie: dalle dinamiche della porta a soffietto, all’utilizzo dei teli, fino alla movimentazione del corpo e alle tracce lasciate sul luogo del delitto. Con questo servizio, “Quarto Grado” conferma ancora una volta il suo ruolo di approfondimento della cronaca nera, offrendo ai telespettatori una visione più dettagliata e concreta dei fatti, senza limitarsi alle fotografie o alle testimonianze, ma entrando letteralmente nelle stanze dove è avvenuta la tragedia. Una puntata che promette di riaccendere il dibattito su uno dei casi più discussi della cronaca italiana degli ultimi anni.