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Albanese, l’Onu se ne lava le mani: “Dimissioni? Ecco chi può davvero rimuoverla”

Salvatore Martelli

“La special rapporteur Onu per la Palestina non dipende dal Segretario, bensì risponde agli Stati membri perché sono loro che l’hanno nominata e sono loro che, eventualmente, possono rimuoverla”: le polemiche e le richieste di dimissioni da tutta Europa di Francesca Albanese? L’Onu se ne lava le mani. Dopo giorni di discussioni, il sottosegretario delle Nazioni Unite e capo dell’Ufficio per gli affari umanitari (Ocha) Thomas Fletcher parla pubblicamente della situazione della giurista italiana e le sue parole rischiano di infiammare ancora una volta le polemiche. Innanzitutto i legami tra Albanese e il Segretariato delle Nazioni Unite, Antonio Guterres: “c’è una separazione netta”. Per quanto riguarda lui, poi, non la conosce nemmeno: “No, non ci siamo mai incontrati. So però cosa significa esporsi su questioni come Israele-Palestina, Russia-Ucraina, il conflitto in Sudan… arrivano anche a me gli attacchi. È fondamentale che l’Onu mantenga un approccio neutrale, imparziale e indipendente”. E ancora: “Il Segretario generale non è sempre d’accordo con tutto ciò che Albanese dichiara pubblicamente”.

 

 

In una lunga intervista al quotidiano La Repubblica, il sottosegretario non si sottrae ad altre domande sul ruolo della relatrice speciale e conferma che il destino di Albanese non dipenda dal segretario o dall’organizzazione: “La special rapporteur Onu per la Palestina non dipende dal Segretario, bensì risponde agli Stati membri perché sono loro che l’hanno nominata e sono loro che, eventualmente, possono rimuoverla. Non ha senso chiedere a Guterres”. Onu che, Albanese a parte, non vive il miglior momento di sempre dato che la sua popolarità è sempre più bassa e allo stesso tempo è in piena crisi finanziaria dopo i recenti tagli. Situazione economica che è tutt’altro che nascosta dal sottosegretario: “È in gioco la sopravvivenza stessa dell’istituzione. Il Segretario ha parlato con coraggio, sta portando avanti delle riforme tra grandi resistenze e nonostante gli Stati membri non paghino in tempo. Pensi che alcuni pretendono rimborsi per denaro che non abbiamo ricevuto da loro”.

 

 

Nonostante questo, però Fletcher crede profondamente nelle Nazioni Unite: “So bene che non è perfetta. Tuttavia resta il modo meno imperfetto che abbiamo per gestire differenze – spiega – È efficace quando lo sono i 190 e più Stati membri che ne fanno parte, si basa sulla cooperazione”. E infine un riferimento anche all’Italia: “Vede positivamente la riforma dell’Onu e la spinta a una maggiore efficienza. Mi hanno assicurato che l’Italia, tra i primi 20 donatori al mondo, manterrà gli impegni umanitari”.