Piazzapulita

Piazzapulita, Formigli e il complottone del governo: “Decreto sicurezza già in canna. Violenze già previste”

Ignazio Riccio

Nell’ultima puntata di “Piazza Pulita” su La7, Corrado Formigli ha dedicato il suo editoriale ai fatti di Torino, dove le tensioni tra manifestanti e forze dell’ordine hanno raggiunto livelli eccezionali. Il conduttore non ha esitato a condannare le aggressioni subite dagli agenti. “Innanzitutto – ha detto – fatemi dire che chi picchia un poliziotto, a maggior ragione se in dieci contro uno e con un martello, merita di essere catturato, arrestato e tenuto un bel po’ in carcere”. Subito dopo, ha sottolineato le difficoltà dei poliziotti impegnati nella gestione dei disordini. Formigli ha ricordato le denunce del Sindacato Italiano Lavoratori di Polizia: “Turni estenuanti, straordinari fino a notte fonda, giorni consecutivi e persino agenti in prova con soli due giorni di addestramento”. Una situazione che, secondo il conduttore, mette in luce la necessità di riforme concrete negli organici e nei salari delle forze dell’ordine, spesso insufficienti a garantire sicurezza ed efficienza. Tuttavia, l’editoriale non si è limitato alla difesa dei poliziotti. Formigli ha voluto sottolineare anche la protezione dei manifestanti pacifici, vittime di violenze eccessive da parte di alcuni agenti. “La solidarietà – ha continuato – non è soltanto per quel poliziotto, ma anche per quei manifestanti che sono stati pestati mentre erano a terra”, ha affermato, citando il caso di un fotografo. “Suppongo le abbiate viste molto di meno rispetto a quelle del poliziotto picchiato, è sbagliato non mostrarle”, ha aggiunto, ricordando che anche i cittadini meritano rispetto dallo Stato e dalle forze dell’ordine.

 

 

Formigli ha criticato la mancanza di strumenti tecnologici e organizzativi volti a prevenire abusi: “Tra le nuove norme varate dal governo non c’è nulla riguardo alle bodycam sempre accese dei poliziotti in servizio, né ai caschi identificativi con i numeri per poter accertare eventuali abusi”. Un richiamo chiaro a maggiore trasparenza e responsabilità nell’operato della polizia. L’editoriale si è poi spostato sul piano politico. Formigli ha rivolto un appello ai partiti, in particolare quelli di sinistra, che avevano partecipato alla manifestazione. “Forse sarebbe il caso e il momento che i partiti recuperassero credibilità – ha sentenziato – mettessero la faccia come partito, le bandiere e un servizio d’ordine che tenga fuori i delinquenti”. Un invito, secondo il giornalista, a distinguere tra cittadini pacifici e violenti, evitando che la responsabilità ricada su singoli cittadini impauriti o sugli stessi agenti.

 

 

Come si poteva immaginare, non sono mancati i consueti giudizi severi sulle misure del governo. Formigli ha sostenuto che il decreto sicurezza, in realtà, fosse già pronto e che l’episodio torinese abbia solo fornito un pretesto per la sua attuazione. “È evidente che il governo non aspettasse altro che questo, il nuovo decreto che vara una stretta comunque securitaria era in canna, tendeva soltanto alla scintilla, è successo col pestaggio di un poliziotto, sarebbe successo con qualche altro pretesto. Era tutto previsto, violenze comprese, ed è lecito a questo punto domandarsi se invece i dispositivi di sicurezza siano stati davvero efficaci, oppure no, a prevenire queste violenze", ha affermato, alludendo al fatto la gestione dell’ordine pubblico sarebbe inevitabilmente legata alle decisioni politiche. Il conduttore non ha risparmiato critiche alla gestione istituzionale e alla comunicazione del governo. Riferendosi alle parole della premier Giorgia Meloni, ha ricordato: “Questi sono criminali organizzati, quando si colpisce qualcuno a martellata lo si fa sapendo che le conseguenze possono essere molto gravi. Non è una protesta, non sono scontri, si chiama tentato omicidio”. E poi la provocazione finale, tipica delle sue conduzioni, diretta al vertice dello Stato: “Che facciamo, accorpiamo le funzioni del Pubblico Ministero a quelle del Primo Ministro? D’altronde con il referendum del 22 marzo mi pare che un po’ la strada sia quella”. Formigli ha chiuso ribadendo un concetto chiave: la solidarietà va estesa a tutti, ma senza confondere vittime e carnefici. La gestione di eventi come quelli di Torino per Askatasuna, secondo il conduttore, mette alla prova lo Stato, la legge e la capacità delle istituzioni di distinguere tra manifestanti pacifici e violenti. L’editoriale, pur muovendosi tra critiche alla polizia e al governo, conferma come il dibattito sulla sicurezza e sull’ordine pubblico resti centrale. Tra solidarietà ai poliziotti, tutela dei cittadini pacifici e responsabilità politica dei partiti, emerge chiaro il messaggio: in democrazia la violenza va sempre condannata, e lo Stato deve avere gli strumenti per prevenirla, identificarla e punirla efficacemente.