Agorà

Agorà, Capezzone smonta l’Ue e Macron: “Trump? Il vero problema è l’isteria permanente degli europei”

Angela Barbieri

La diplomazia dell’istante. È così che Roberto Inciocchi definisce l’attuale momento geopolitico nel corso della puntata di giovedì 22 gennaio di Agorà, il talk show del mattino di Rai3. Ospite in collegamento per un’analisi c’è Daniele Capezzone, direttore de Il Tempo: “ Io capisco che per essere ammessi in società, anche per andare a cena con quattro amici la sera, prima ancora di dire ‘ciao, come stai’, uno debba dire ‘mi raccomando eh, Trump è matto’. Ma guardate che gli altri sono più matti di lui. Ma scusate, ma vogliamo commentare i leader europei che volevano mandare 50 militari in Groenlandia. Cioè l'Europa non si è mai preoccupata della Groenlandia. C'erano sommergibili nucleari cinesi e russi che giravano intorno. Noi non ci siamo preoccupati neanche degli orsi. Adesso se uno guardava i giornali dei giorni scorsi e sentiva i leader europei con occhiali azzurri o meno, sembrava che dovessimo invadere gli Stati Uniti. Una roba da ridere. Ricorderete che la scorsa settimana io qui mi permisi di dire che c'era un uovo di Colombo, cioè un consorzio in comune tra americani ed europei per lo sfruttamento delle risorse. Puntualmente ci si è arrivati. Quindi il tema non è la follia di Trump, che sarà pure un tipo particolare, ma è la crisi isterica continua degli europei, dei media di sinistra, degli intellettuali di sinistra che devono fare contorcimenti e contorsioni per dire com'era bello il mondo prima. Ma come com'era bello il mondo prima? C'era Joe Biden che vagava per i prati e stringeva mani di persone inesistenti. Quelli bravi hanno avuto quattro anni per occuparsi dell'Ucraina, non l'hanno fatto. Due anni per occuparsi del Medio Oriente, non l'hanno fatto. Trent'anni per occuparsi della Groenlandia, non l'hanno fatto. Adesso il gioco di società è dire che quello è pazzo e cattivo, ma insomma anche un pochino di autocritica servirebbe, sennò facciamo ridere”.

 

 

Chi ne esce quindi meglio dal punto di vista dell’immagine dopo questi giorni convulsi? Capezzone ha la risposta pronta: “Se fosse una partita di calcio, Italia-Francia 2-0, un gol per tempo. Mi pare che Macron non ne prende una. Prima mi avete preso sorridente, perché non sorridevo di Trump su Macron, sorridevo perché rivedevo le ore di televisione italiana, le colate di bava da dieci anni dei macronisti italici su Macron, descritto come un semidio. Eccolo là, il semidio. Allora, in patria sondaggi ai minimi, balle fuori controllo, economia ai minimi, governicchi senza maggioranza, di fatto radioattivo sul piano internazionale, perché questa ormai è la situazione. Ieri sul Tempo abbiamo fatto anche uno scoop, pare abbia perfino chiesto un'udienza in Vaticano e il Vaticano non sembra orientato a rispondere positivamente, almeno fino a ieri, nemmeno su un'udienza. Ora, voi vi ricordate, quando nacque il governo Meloni, la grande narrazione dei cosiddetti esperti era ‘Macron sarà centrale’, mentre ‘Meloni sarà isolata, ci sarà un drammatico isolamento internazionale dell'Italia, saremo trafitti dallo spread, chiusi in un cordone sanitario’, eccetera".

 

 

 

"Passati tre anni - evidenzia il direttore - è successo esattamente il contrario. Meloni spiacerà a quelli di sinistra, è uno dei tre, quattro leader protagonisti sulla scena mondiale, peraltro su una linea intelligente, perché cerca comunque di cucire, di avvicinare le due sponde dell'Atlantico. Non è facile, ma ci prova e quell'altro fa la parte del bambino viziato che strilla, salvo poi mandare a Trump messaggini con le penne basse. E questo era il campione degli intellettuali italiani e dei giornali italiani… Dai”.