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Mosca, l'analisi del generale Tricarico: “L'Isis non è morta. In silenzio si è rafforzata”

Edoardo Sirignano
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«Putin resuscital a Nato. L’attentato non cambia l’esito del conflitto in Ucraina, ma le dichiarazioni del presidente russo compattano un Occidente diviso». A dirlo il generale Leonardo Tricarico, ex Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare.

Quale gli effetti dell’attentato a Mosca sullo scacchiere internazionale?
«Tutti sembravano aver dimenticato l’esistenza del terrorismo. Qualcuno pensava che fosse fuoco sotto la cenere. L’Isis, pur avendo subito una disarticolazione, invece, non è mai morta, anzi in silenzio si è rafforzata».

Il rischio, però, che possa diventare il pretesto per alimentare l’azione del Cremlino in Ucraina è dietro l’angolo...
«A mio parere no. Putin già sta facendo tutto quello che può su quel fronte. Al netto del nucleare, che porterebbe a una guerra atomica, non può ribaltare una situazione, che pur essendo al momento favorevole per la Russia, non consente al Cremlino di chiudere alle proprie condizioni le ostilità».

 

 

Le armi di Zelensky, intanto, stanno per esaurirsi, così come iniziano a scarseggiare i soldati.
«Gli arsenali di Kiev, senza ombra di dubbio, sono sempre più scarni. L’aiuto dell’Occidente non è bastato a ribaltare gli esiti. In Russia è in corso un’economia di guerra, che è un vantaggio non di poco conto. Stesso discorso vale per i militari. Il Cremlino può contare su un’anagrafe più ampia da cui attingere».

Si potrebbe rovesciare la piramide, come suggerisce Macron, inviando soldati francesi, tedeschi o italiani?
«È una sortita tra il ridicolo e il grottesco. L’unico risultato che ha avuto il presidente francese è dividere l’Occidente, renderlo più debole agli occhi del pianeta. Si dovrebbe, piuttosto, pensare a ulteriori aiuti per l’Ucraina, ma stavolta condizionati alla volontà di arrivare a un negoziato. A differenza di quanto dicono i soliti esperti, non è mai stato effettuato alcun tentativo per arrivare a questa soluzione. E la colpa non è da attribuire al solo Putin».

Trump potrebbe sparigliare le carte?
«Assolutamente, ma attenzione a nuovi Afghanistan. Non escludo che lo stesso attentato a Mosca possa essere figlio innaturale dei negoziati di Doha. I talebani non hanno rispettato, come avrebbero dovuto, l’impegno di debellare l’Isis. Altrimenti, non avremmo visto immagini come quelle di Mosca, oltre a una Kabul impoverita e più divisa di prima».

 

A preoccupare, però, è anche un’intesa, sempre più salda, tra Russia e Cina.
«Si stanno delineando delle geometrie preoccupanti. È stato un errore spingere la Russia nel grembo cinese. Papa Francesco, prima di Luttwak, ha spiegato come si stanno creando le condizioni per un nuovo conflitto planetario».

Come reagire?
«La Nato non è morta. Anche se Trump dovesse vincere le elezioni, non ha la forza per far uscire gli Usa da questa alleanza, che, senza ombra di dubbio, resta quella più forte dal punto di vista militare».

Detto ciò, ogni singolo Stato, visto che altrove è già partita un’economia bellica, dovrebbe iniziare a investire di più in armamenti, magari con un esercito comune europeo?
«Sbagliato parlarne. Non sarebbe possibile in tempi contenuti o meglio ancora utili, così come difficilmente nuovi accordi potranno trasformarsi in una forza militare. Per farlo ci vogliono lustri. Si possono, invece, creare aggregazioni di scopo. Ogni Stato dovrebbe pensare a una dote da mettere a disposizione dell’alleanza atlantica, a partire dalla stessa Italia. Non si può andare a un matrimonio con il vestito rattoppato, a maggior ragione se ci sono equilibri destabilizzanti».

 

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