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Beyoncé a Dubai, coperta d'oro dagli emiri "dimentica" le canzoni pro-Lgbt

Beyoncé torna a esibirsi dopo 5 anni di silenzio in un concerto, ma si tratta di uno show provato che per forma e sostanza fa infuriare una fetta di fan della stella del pop. La 41enne texana  ha cantato per una platea di  vip in occasione dell’apertura del resort Atlantis a Dubai (riprese coi telefonini vietate, anche alle celebrities). Il cachet è da svenimento: di 24 milioni di dollari per 65 minuti di esibizione, siamo nell'ordine dei 330milaa dollari al minuto di lavoro.

L'esibizione riempie il portafogli di Beyoncé, ma le fa perdere il sostegno della comunità Lgbt. Infatti la star americana nel paese degli emiri, dove l’omosessualità è fortemente e formalmente è prevista la condanna a morte, ha tagliato tutte le canzoni dell’ultimo disco, Renaissance, dedicato agli artisti neri gay pionieri della disco.

 

"Bev Jackson di «LGB Alliance» ha detto che il concerto negli Emirati è una «grande delusione», la destra americana (la tv Fox News in primis) gioisce, Twitter per una volta fa distinguo (non capita spesso)", scrive il Corriere che riporta le critiche bipartisan alla cantante, sposata con un altra icona dell'hip-hop americano, Jay-ZZ. I due formano una coppia che fattura in pratica come un piccolo stato. Non sono gli unici, tuttavia, a essere finiti al centro di polemiche per la partecipazione a eventi privati o organizzati da multinazionali. Nella lista anche Bob Dylan, Paul McCartney, U2, Metallica, Pearl Jam, Drake, Jennifer Lopez, Alicia Keys, Red Hot Chili Peppers, Lenny Kravitz, Elton John, Aerosmith, Andrea Bocelli, Ricky Martin