l’editoriale di Capezzone

Capezzone: cari elettori di centrodestra che siete un po’ stanchi…

Daniele Capezzone

Lo so. Ci siete. Vi vedo. Anche perché credo di essere uno di voi. Siete (siamo) quelli che all'ora del telegiornale alzano gli occhi al cielo quando sentono ancora i nomi di due o tre ministri. Quelli che si aspettavano un taglio di tasse più robusto. Quelli che sulla sicurezza vedono ottimi numeri e uno sforzo davvero apprezzabile ma volevano ancora di più. Quelli (non fatemi dire parolacce: siamo sulla prima pagina de Il Tempo) che non si danno pace per il fatto che in Rai, dopo quattro anni di governo, i guerriglieri comunisti e i pasdaran anticentrodestra continuino a guidare le danze come se nulla fosse, bullizzando i colleghi e perfino dirigenti che sembrano anestetizzati. Ognuno ha la sua rimostranza. Talora anche giusta. Talora no. Ma tutte, puntualmente, accompagnate da un piccolo retrogusto di disillusione. Comprendo perfettamente e in qualche misura condivido: partecipo anch'io a questo mix di sentimenti. Però, detto questo, resta la domanda da un milione di euro, quella che i delusi fingono di non sentire: te la immagini l'alternativa? O facciamo finta di non conoscerla?

 

 

Vuoi la Boldrini a gestire l'immigrazione? Quella che considera un confine un'opinione e un porto un'emergenza umanitaria permanente? Vuoi rivedere i geni grillini del superbonus all'Economia? Quelli che hanno trasformato un incentivo in un buco nero e poi hanno fatto finta di non ricordare chi avesse firmato? Vuoi gli svalvolati del green all'Ambiente? Quelli che se potessero chiuderebbero le acciaierie per sostituirle con allevamenti di cozze e vongole? Vuoi i manettari alla Giustizia? Quelli per cui un avviso di garanzia è già sentenza e l'avversario politico è, per definizione, un delinquente? No, dico: stiamo scherzando? Abbiamo bisogno di un nuovo test nel 2027 per ricordarci chi siano questi signori?

 

 

Ricordatevelo: da quella parte non cambiano mai. Stessa arroganza, stessa presunzione, stessa ostilità agli autonomi, alle famiglie, alle imprese. A chi semplicemente la pensa diversamente da loro. E allora, potete pure essere delusi oggi. Potete anche avere qualche ragione ad esserlo. Ma un conto è borbottare sul divano, un altro è consegnare le chiavi di casa a chi, alla prima occasione, rimetterà in moto la macchina delle tasse "giuste", dei confini "aperti" e delle inchieste "necessarie". Un conto è essere stanchi. Un altro è svegliarsi domani e scoprire che la stanchezza era un lusso. Siate saggi. Non fate cazzate (scusate, alla fine la parolaccia mi è sfuggita ma rende l'idea). Il pianto di domani, a differenza della delusione di oggi, non si consola con un editoriale.