l’editoriale di Capezzone

Capezzone: il vero referente delle potenze autoritarie è Conte. Altro che Vannacci (chi lo accusa di fascismo fa l’ennesimo autogol)

Daniele Capezzone

Ah, che spettacolo. Che un pezzo del cuore di Roberto Vannacci possa battere per Mosca è abbastanza immaginabile. E se non è così, l’interessato fa davvero pochino per convincercene. Vale per lui e per un bel po’ di altri protagonisti e comparse della scena politica e mediatica italiana. Finirà che, prima o poi, toccherà a Maria Zakharova in persona alzare il telefono e sussurrare: «Compagni, non esagerate con lo zelo. Lasciate fare a noi il lavoro sporco». Detto questo, la levata di scudi antivannacciana degli ultimi giorni ha due buchi neri che la rendono ottusa e controproducente. Primo. Se la contestazione della linea filorussa viene condotta con le consuete modalità isteriche, fobiche, ossessive - il solito kit da inquisizione laica, con etichette già pronte e moralismo da collegio - finirà per trasformarsi in un altro regalo per Vannacci. Lui, che di mestiere sa mettere in burla l’avversario, deriderà i suoi contestatori e ne farà un’altra occasione di propaganda. Esattamente come accade ogni volta che la sinistra scambia l’indignazione per un argomento efficace. Oplà: il generale ne esce più forte.

 

 

Secondo. La contestazione relativa alla fascinazione verso le potenze autoritarie, per essere credibile e non una farsa, dovrebbe avere un bersaglio prioritario: Giuseppe Conte. Chi è, per antonomasia, l’uomo della linea Mosca-Pechino-Teheran? È lui. È lui il più anti-Ucraina di tutti. È lui il più filo-ayatollah. È lui il più filo-Cina. Lui e i suoi consiglieri, quelli palesi e quelli che preferiscono restare in ombra. Con una differenza rispetto a Vannacci, e qui casca l’asino. Quest’ultimo o non starà nel centrodestra o comunque, se alla fine ci starà, non ne detterà la linea: al massimo cercherà di condizionarla da dentro o, più probabilmente, da fuori. Un disturbo, un condizionamento, un agente di influenza. Non il volante. Mentre Conte è già leader del centrosinistra, è molto probabile che ne sia il candidato premier e, in ogni caso, ha già imposto la sua linea su questi temi. Si pensi all’ultimo documento di politica estera presentato dalla sinistra in Parlamento prima della pausa estiva: non un foglietto ma una bussola.

 

 

Morale. A destra, anziché giocare in difesa rispetto a Vannacci - e regalargli la parte di vittima - c’è da attaccare Conte. E a sinistra, anziché guardare la pagliuzza nell’occhio altrui con la lente d’ingrandimento del Financial Times, dovrebbero preoccuparsi della trave nel proprio. Il Vangelo, almeno quello, non l’hanno scritto quattro redattori della Pravda. Ps Avviso ai naviganti. Accusare Vannacci di ricostituzione del partito fascista non è solo sbagliato: è un incredibile autogol per chi lo fa e altra benzina propagandistica per lui. Ma davvero gli si vuole fare questo ennesimo regalo?