l'editoriale di capezzone

Compagni nervosetti: le inchieste gli piacciono solo sugli altri? Dalla Rai niente "ranuccismo soft": o una svolta o una grande delusione

Daniele Capezzone

Ieri mattina il Tempo ha piazzato un colpo rendendo noti i compensi principeschi percepiti nell’ultimo triennio dal collettivo di Report. Avevamo giudiziosamente specificato che si trattava di cifre lorde, comprensive di eventuali spese sostenute. Ma rimaneva l’enormità sconcertante delle somme.

Il leggendario Mottola - per fare un solo esempio - ha percepito più dell’appannaggio annuale del Presidente della Repubblica, il quale peraltro se l’è meritoriamente decurtato. E anche i compensi presidenziali sono soggetti allo scorporo del netto dal lordo, come del resto lo stipendio di ogni lavoratore italiano, pure di quelli che percepiscono 1500 euro al mese.

 

Ma, colpiti sui sentimenti più cari, quelli di Report hanno reagito come se fossero stati morsi da una tarantola. Hanno preso a frignare, a minacciare querele senza senso, a parlare (Ranucci) di un «documento interno strategico».

Verrebbe da dire che sentire l’elogio della riservatezza da quelli di Report sarebbe un po’ come ascoltare l’elogio della verginità da una pornostar. Ma noi siamo liberali, e quindi non ci formalizziamo, al massimo sorridiamo.

Anzi, se non parlassimo di soldi dei cittadini spesso utilizzati per una propaganda faziosa e partigiana, ci si potrebbe quasi divertire a elencare le loro contraddizioni, i loro attorcigliamenti, le loro patetiche arrampicate sugli specchi.

 

1. Sono svelti a minacciare querele, ma meno veloci (vero, Ranucci?) a spiegare ai magistrati i rapporti opachi con Lavitola e le due ore spese al telefono per costruire un alibi per il faccendiere.
2. Minacciano denunce contro la stampa: ma non erano loro a manifestare contro le querele ai danni dei giornali?
3. E cosa denunciano? Un documento con cifre vere, che spiega correttamente com’è stato utilizzato il denaro dei contribuenti (anche sottolineando la differenza tra lordo e netto, come abbiamo fatto ieri?)

4. Per le aziende pubbliche, vale il criterio di trasparenza dei compensi e delle risorse utilizzate. E se anche si tratta, come in questo specifico caso, di esterni e freelance, in tanti (Usigrai, Roberto Natale, e compagnia cantante e dichiarante) dovrebbero spiegarci perché in tutti questi anni siano stati contrari all’uso di personale esterno. Per Report invece vale tutto e il contrario di tutto?
5. Semmai, questi signori ci spieghino tutti i flop di Report che abbiamo messo in fila ieri: almeno tredici casi di clamorosi infortuni professionali, con tesi colpevoliste poi clamorosamente smentite.
6. E ci spieghino anche (forti di questi quasi 3 milioni di soldi pubblici spesi in un anno) come debbano essere valutate le 70 puntate (tra il 2022 e il 2026) in cui la trasmissione si è variamente dedicata a Giorgia Meloni o a sua sorella Arianna e alla loro famiglia. Tutto normale? Informazione corretta e completa?

7. Per queste ragioni, c’è poco da scherzare. Li abbiamo beccati in pieno, e la loro crisi di nervi è la certificazione del buon lavoro svolto da Il Tempo.
8. La nostra opinione che la Rai farebbe male se, per il dopo Ranucci, ci proponesse un «ranuccismo light», una variante «soft». Proprio le reazioni nervose e intolleranti di ieri mostrano che questo collettivo è l’antitesi di un servizio pubblico sereno, equilibrato, equidistante.

È l’ora di voltare pagina. Se non accadesse, sarebbe una grande delusione.