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Ha ragione Bignami: "Hanno la faccia come il Covid". Due chiassate M5S-Pd per occultare le vergogne della gestione pandemica

Daniele Capezzone

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Servirebbe un po’ di serietà (o, in mancanza, almeno un pizzico di fantasia), all’alleanza di grillini e piddini, per uscire dal vicolo cieco in cui in particolare Giuseppe Conte si è infilato. La serietà suggerirebbe di farsi audire al più presto in Commissione Covid ponendo fine alle fughe e ai capricci.


Non prendiamoci in giro. È impensabile che, in piena emergenza Covid, quando quello era il tema unico dell’azione del governo, il Presidente del Consiglio non sapesse nulla del più grande appalto della storia della Repubblica (1 miliardo e 250 milioni di euro). Di più: che non sapesse nulla dei rapporti con la Cina; che nessuno lo avesse informato del pagamento delle mascherine a un prezzo quattro volte superiore a quello di mercato; che nessuno gli avesse posto il tema dei prodotti non a norma (da un lato, per i rischi sanitari che potevano derivarne, e dall’altro almeno per bloccarne il pagamento); e infine che non sapesse nulla dei mancati controlli da parte di Corte dei Conti e Anac. Suvvia, mica stiamo qui a credere alle favolette.


Anche perché, se non è stato modificato stanotte (e solo retroattivamente per Conte), l’articolo 95 della Costituzione spiega a chiare lettere che «Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile». E mi pare difficile, per rilevanza sanitaria (le vite a rischio), geopolitica (gli acquisti dalla Cina), economica (la somma enorme in gioco), derubricare l’operazione a una sfera tecnico-amministrativa estranea alla responsabilità politica del premier. Stessa cosa (sempre dal punto di vista politico) per le accuse a carico dei suoi ex colleghi dello Studio Alpa. Possibile che Conte non si sia preoccupato di esigere chiarimenti - neanche a posteriori - su parcelle esorbitanti, o, peggio, sul sospetto di commissioni anomale che sarebbero state richieste ad alcuni imprenditori?


In mancanza di serietà, dicevo, sarebbe servita almeno un pochino di fantasia, ma pure quella dev’essere terminata. E così, proprio come degli studenti in torto beccati dal preside, i grillini e gli altri compari della sinistra hanno cercato di inscenare due patetiche piazzate per coprire le loro magagne.

La prima in Vigilanza, senza alcun senso, a maggior ragione dopo avere per anni (da parte di tutta la sinistra) fatto metaforicamente a bistecche il povero cavallo di Viale Mazzini, tra programmi occupati, dirigenti piazzati e blacklist compilate. La seconda proprio in Commissione Covid, cercando di sollevare una chiassata su una transazione risarcitoria a favore di un imprenditore. Peccato che il credito vantato da quel soggetto - proprio a causa della indecente gestione pandemica - fosse più che doppio. E allora, non solo non c’è nessun «caso», ma la toppa della polemica giallorossa rende ancora più evidente il buco.


Si fidino di noi: il tempo dei giochetti e dei rinvii è finito. La smettano, dunque, Giuseppe Conte sarà trascinato in Commissione e dovrà rispondere. Se sarà in grado di farlo. Ha ragione Galeazzo Bignami: «Hanno la faccia come il Covid».
 

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