non solo diplomazia
Italia-Usa, rapporto più solido che mai. Spiace per i "profeti di sventura"
Erano in tanti a sperare che non ci fosse, sempre che fosse necessario, il “disgelo” tra Italia e Stati Uniti d’America e invece è arrivato. L’italo-cubano americano Marco Rubio, Segretario di Stato, con una lunga esperienza politica ed espressione dell’establishment tradizionale repubblicano, è arrivato a Roma per incontrare Papa Leone, la premier Giorgia Meloni e il Ministro degli Esteri Antonio Tajani. Non è volato a Berlino o Parigi, con cui i rapporti non sono solo tesi, ma pessimi. L’America, con la visita del Segretario Usa, ha espresso una volontà chiara: mantenere, rivendicare e rilanciare il “rapporto speciale” con l’antico alleato italiano, al netto di quello con l’Ue. Le altre relazioni, per ora, sono quasi freezate.
L’obiettivo dichiarato esplicitamente da Rubio è stato quello di «rafforzare il solido partenariato strategico tra Stati Uniti e Italia», e non è poca cosa, considerando le parole pesanti volate tra i leader europei e Washington. Trump, dopotutto, non ha mai attaccato Meloni come ha fatto con altri, ma si è detto soltanto deluso per il mancato sostegno nella guerra contro il regime iraniano. Deluso, perché si aspettava dei segnali quantomeno d’incoraggiamento a sostegno della comune battaglia in difesa della nostra civiltà, ma ha probabilmente compreso che da noi la guerra è sempre impopolare. Rubio è considerato da tutti il favorito per la corsa alle primarie repubblicane per il dopo Trump, il quale lo definisce di continuo «il miglior Segretario di Stato della storia americana».
Il Segretario è stato inizialmente un suo avversario nella prima corsa alle primarie, durante la quale volarono gli stracci tra i due, salvo poi aver capito che avrebbero dovuto unirsi per favorire la vittoria dei repubblicani. È divenuto l’uomo forte dell’amministrazione americana che però, senza mai contraddire il Presidente, tende a moderarlo, muovendosi con eccellente capacità tra Trump, le relazioni più tese e le situazioni potenzialmente esplosive in giro per il mondo. Non è un caso che Trump e l’establishment Usa, concentrato in particolare presso la Segreteria di Stato, abbiano compreso che l’unico alleato tradizionalmente affidabile che hanno in Europa sia l’Italia di Giorgia Meloni. Forse l’unico leader europeo che attualmente negli USA goda di rispetto e considerazione trasversale. La nostra Presidente, dal canto suo, non ha mai piegato la testa e anche in questa occasione ha saputo dare il giusto valore al rapporto speciale tra Roma e Washington, senza scadere mai nel servilismo che ha caratterizzato gli atteggiamenti di molti suoi predecessori, Giuseppi in testa.
Ha detto dopo il colloquio: «Un dialogo franco, tra alleati che difendono i propri interessi nazionali ma che sanno entrambi quanto sia preziosa l’unità dell’Occidente». Così come il Ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva affermato poche ore prima: «Sono convinto che l’Europa abbia bisogno dell’America, l’Italia abbia bisogno dell’America, ma anche gli Stati Uniti abbiano bisogno dell’Europa e dell’Italia. Queste sono le relazioni transatlantiche, l’unità dell’Occidente è fondamentale». Un messaggio univoco, chiaro e forte a tutti gli odiatori professionisti dell’Occidente, dell’America, di Israele, a quelli che fanno il tifo per i regimi islamisti e comunisti che destabilizzano il mondo. Ecco che, dopo la giornata di ieri, il rapporto tra Italia e Usa è più solido, franco e probabilmente paritario che mai.
Spiace per i profeti di sventura, ma dovranno farsene una ragione.