l'editoriale di capezzone
Dall’avviso di garanzia all’"avviso di Cairanzia"?
Accadono cose strane nella palude italiana. Premessa doverosa: qui a Il Tempo alla libertà di stampa e di opinione crediamo per davvero e sempre, per chiunque e in qualunque contesto. Dunque, è liberissimo Il Corriere della Sera di mettere in prima pagina ciò che crede e le notizie che acquisisce (a proposito: da chi?). Allo stesso modo, però, siamo liberi pure noi di porci alcune domande sulle ragioni delle scelte del primo quotidiano italiano.
Ieri mattina, sulla prima pagina del giornale milanese, compariva in enorme evidenza (tecnicamente si dice: spalla alta, in alto a destra) una notizia apparentemente neutra: i magistrati milanesi che indagano sul presunto risiko bancario Montepaschi-Mediobanca hanno scritto ai Presidenti delle Camere per essere autorizzati a prendere visione delle chat intercorse tra l’ex direttore generale del Ministero dell’Economia Marcello Sala e nove autorevoli parlamentari.
Formalmente, tutto regolare, anzi ineccepibile. In altri termini, quando il dottor Sala (non indagato) si vede sequestrati telefonino e dispositivi elettronici, giustamente avvisa i magistrati che potrebbero trovare conversazioni con deputati e senatori. Di qui, la correttissima richiesta ai vertici di Montecitorio e Palazzo Madama (che presumiamo dovesse rimanere riservata).
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Ma proprio qui arriva la stranezza. Chi la fa avere al Corriere? E come mai, non solo all’interno del giornale (a pagina 10), ma già in prima pagina, in grandissima evidenza, vengono fatti i nomi e i cognomi dei nove parlamentari? Badate che si tratta di nomi grossi: due ministri, un sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, due viceministri, un altro sottosegretario, più tre parlamentari (tra cui un alto esponente del Pd).
Ora, è del tutto normale che un alto funzionario dell’Economia parli e si scriva con tre o quattro superiori politici diretti, o che riceva richieste di informazione da parlamentari di maggioranza e di opposizione.
Perché –dunque –pubblicare in prima pagina quei nomi, inevitabilmente accostandoli, sia pur indirettamente, all’inchiesta in corso sulla procedura di vendita di un certo numero di azioni Mps detenute dal governo?
Delle due l’una: o è una pura casualità, un pizzico di sciatteria, un errore (io che scrivo queste righe, sia chiaro, sbaglio almeno dieci volte al giorno). Oppure siamo davanti a un «dire e non dire», a un elogiare la correttezza formale dei magistrati salvo però –con la forza del primo quotidiano d’Italia –spedire un oggettivo avvertimento a mezzo governo, come se i ministri, i viceministri, i sottosegretari e i parlamentari citati dovessero da questo momento temere chissà che cosa. Dall’avviso di garanzia siamo dunque passati all’«avviso di Cairanzia»?
Urbano Cairo, l’abilissimo editore del Corriere, della Gazzetta dello Sporte de La7, sa bene quello che fa e che fa fare alle sue testate.
Raccoglie applausi e sponsorizzazioni con il Giro d’Italia; bastona una sola parte ossessivamente attraverso La7; e, con quello che viene tuttora presentato come il quotidiano più “istituzionale”, lascia che si compiano operazioni di questo tipo, con mezzo governo a cui si dice (lo dico con parole mie): «State camminando davanti alla bocca del cannone». Tutto normale?