Cinismo e propaganda a sinistra, a destra rileggere (e usare) l'art. 26
No, non occorre essere latinisti per tradurre la massima «Mala tempora currunt, peiora parantur». Si mette male, siamo chiamati a vivere tempi veramente difficili. Tempi difficili nel mondo, dove (constatarlo è doloroso ma tutt’altro che sorprendente) la gran parte delle classi dirigenti occidentali, in odio a Donald Trump, sembra fare il tifo per il regime degli ayatollah. Ora Trump sarà pure un tipaccio: ma come si fa a essere così autolesionisti da sperare in un suo insuccesso, che avrebbe il doppio catastrofico risultato di tenere il Medio Oriente sotto il ricatto di Teheran e tutti noi dentro una crisi energetica (e in prospettiva economica) senza soluzione? Solo dei pazzi potrebbero desiderare un esito del genere: ma, se date uno sguardo ai giornali e alle tv, siamo letteralmente circondati.
E viviamo tempi difficili anche qui, dove una serie di circostanze oggettive (e qualche errore soggettivo) hanno messo in salita il cammino del governo Meloni. Tutt’intorno sarà un festival di cinismo, balle e propaganda: e Meloni-Salvini-Tajani avranno bisogno di coraggio e lucidità per farcela. Qui a Il Tempo noi cerchiamo lealmente e in autonomia di dare una mano, facendo informazione libera e anche avendo messo su una sorta di «think tank su carta» con i nostri editorialisti.
Ciò detto, dopo il fallimento dei colloqui di Islamabad, il quadro generale si complica. Comunque la si pensi su Trump, sarà bene che i paesi europei si rendano conto che è insensato ripetere la giaculatoria «questa non è la nostra guerra». Purtroppo lo è: perché il problema energetico è tutto nostro, visto che gli Usa non hanno alcun problema di approvvigionamento. E allora occorrerà che anche la parte europea della Nato e i paesi del Golfo (quelli riaggrediti dall’Iran) diano una mano a liberare lo Stretto di Hormuz, evitando che Teheran continui a stringere alla giugulare la circolazione del 20% del petrolio mondiale.
Quanto all’Italia, al governo ci sono persone intelligenti e competenti, che conoscono bene il testo che inserisco qui. È l’articolo 26 dello (sciagurato) Patto di stabilità, il gabbione dentro cui l’Ue ha rinchiuso le nostre economie. Ecco l’articolo, che ricopio quasi integralmente: «Su richiesta di uno Stato membro e su raccomandazione della Commissione (…), il Consiglio può adottare (…) una raccomandazione che consenta (…) di deviare dal percorso della spesa netta stabilito dal Consiglio, nel caso in cui circostanze eccezionali al di fuori del controllo dello Stato membro abbiano rilevanti ripercussioni sulle sue finanze pubbliche, a condizione che tale deviazione non comprometta la sostenibilità di bilancio nel medio termine (…)». L’Italia può chiedere e ottenere l’attivazione di questa clausola di salvaguardia nazionale. Così potremo dare respiro a famiglie e imprese sulle bollette, e poi preparare una legge di bilancio che, sulle tasse, aiuti l’economia a rilanciarsi. L’esecutivo ha seguito per quattro anni una lodevole disciplina di bilancio. Ora deve farne tesoro e prepararsi a vincere le elezioni del 2027. L’Italia non può finire in mani sbagliate.
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