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Basta depressione. Ora l'agenda per vincere nel 2027

Daniele Capezzone
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È perfettamente ragionevole sentirsi molto delusi per il risultato referendario. Sarebbe invece da autolesionisti entrare in una bolla di depressione e restare politicamente inerti, esposti - a quel punto sia alle rappresaglie giudiziarie che a una rimonta che la sinistra non merita affatto di realizzare. Ma stiamo scherzando? Veramente vogliamo consegnare l’Italia al ticket Conte-Landini (con la povera Schlein che crede di guidare e invece sarà messa in fondo al pullman), con le procure combattenti in modalità pasdaran? Sarebbe devastante in tutti i sensi: per la collocazione geopolitica del paese (che finirebbe nell’orbita di Pechino, come desiderano Prodi e D’Alema); per l’economia (che sarebbe esposta a nuovi disastri, dopo quanto è già avvenuto tra super bonus e reddito di cittadinanza); e per le libertà di tutti noi.

Al contrario, da questa parte, c’è un governo che certamente avrebbe potuto fare di più (e dovrà farlo nei prossimi mesi, a nostro avviso), ma che già farebbe bene a rivendicare e comunicare meglio le molte cose fatte: conti pubblici a posto, spread ai minimi, giudizi positivi delle agenzie di rating, non un euro di tasse in più, scelte di politica estera sagge, 40% di sbarchi in meno, fino all’ultimo successo in Ue sul pacchetto immigrazione.

 

 

Adesso si tratta di accelerare. Questo giornale si è offerto come laboratorio di idee per tornare a vincere nel 2027. Ieri abbiamo parlato di tasse (da ridurre al ceto medio), di salari (che possono crescere con la contrattazione decentrata), di immigrazione illegale (da contrastare con le nuove possibilità di rimpatrio verso i paesi sicuri).

Oggi proseguiamo. Il professor Luigi Di Gregorio svolge un ragionamento strategico sui due punti deboli elettorali del centrodestra: grandi città e voto giovanile. Nicola Procaccini conferma che la sciagura chiamata Green Deal va messa in archivio, pena la dipendenza energetica da Pechino e la desertificazione industriale già in atto. E poi siamo lietissimi di far conoscere ai lettori un pacchetto di proposte concrete, ragionevoli, realizzabilissime, di limpida impronta liberale, che sono state elaborate dall’Istituto Bruno Leoni. A testimonianza di una “officina delle idee” che può contribuire a una rapida ed efficace ripartenza.

Dall’altra parte, invece, cosa c’è? Una realtà pericolosa nascosta dietro un’apparenza furba. L’apparenza furba è rappresentata dalle future primarie: il centrosinistra si dà un calendario attraverso quello strumento, e racconterà a se stesso e al paese di stare costruendo un programma e una leadership. A proposito: quando era la Meloni a parlare di premierato, si trattava di “fascismo”; mentre individuare un capo che si candidi a Palazzo Chigi, se lo fa la sinistra, diventa improvvisamente cosa buona e giusta. Il solito doppiopesismo. Ma dietro quell’apparenza si nasconde una realtà pericolosa. Oggi Roma vivrà una giornata di enorme rischio, come vi spiega da giorni la nostra Francesca Musacchio. I violenti, tra Pro Pal e antagonisti, puntano allo scontro con le forze dell’ordine e quasi sperano in un incidente (o peggio), per poter poi gridare contro la “polizia fascista”. Finora non si è sentita una sola rilevante voce di sinistra dissociarsi da questi estremismi in modo pubblico, robusto e preventivo. Chissà come mai.

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