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Ravenna, cosa aspettano i pm a contestare l'associazione a delinquere?

Foto:  Ansa 

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Gentile Direttore, nei giorni scorsi “Il Resto del Carlino” ha riportato la notizia dell’applicazione, in capo ai medici indagati per i certificati “anti Cpr” (per chi non ricordasse: medici dell’ospedale di Ravenna sono indagati perché avrebbero emesso certificati attestanti patologie inesistenti per “salvare” clandestini pluripregiudicati, tra i quali stupratori, dalla detenzione nei centri per i rimpatri), dell’interdizione dall’esercizio della professione. Pur ribadendo la presunzione di innocenza, lo stesso giudice ravvisa «gravi indizi di reato» (che dopotutto sono un presupposto per l’applicazione di una misura cautelare) e «pericolo di reiterazione»: pericolo di reiterazione motivato dai moventi ideologici e non pecuniari (o almeno, non per ora...) degli indagati. Che potrebbero quindi emettere altri certificati falsi.

Dalle loro conversazioni risultano infatti messaggi del tipo «dobbiamo fare più attenzione» e «gli facciamo il c*** a questi sbirri»: una sorta quindi di collettivo internazionalista in camicie bianco. Ed è proprio su questo che richiamo l’attenzione dei lettori ed eventualmente dei pubblici ministeri: non siamo di fronte a condotte isolate, ma ad un sodalizio di medici che, al fine di emettere falsi certificati, agiva in modo stabile nel tempo e con organizzazione e coordinamento, come risulta dai gruppi WhatsApp creati all’uopo che vedono anche il chiedere pareri a colleghi di altre regioni (Lombardia). Stante quindi la sistematicità della condotta e la sua reiterazione in un consistente arco temporale, nonché l’essersi gli indagati organizzati in uno stabile sodalizio, non avendo solo agito in gruppo momentaneamente e occasionalmente, cosa aspettano i pubblici ministeri a contestare l’associazione a delinquere ex art. 416 C.P?

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