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Famiglia nel bosco, quella separazione che lascia i figli soli

Foto: Ansa

Alessio Gallicola
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C'è una tentazione molto contemporanea: scambiare il bosco per l'abbandono. Come se bastasse pronunciare quella parola (bosco) per evocare trascuratezza, marginalità, pericolo. Ma il bosco, nella nostra immaginazione profonda, non è mai stato questo. Il bosco è il luogo dove le storie cominciano davvero. Nelle fiabe si entra nel bosco per perdersi e per cambiare. Cappuccetto Rosso lo attraversa, Hansel e Gretel vi vengono lasciati, Pollicino lo sfida con l'astuzia. Il bosco è uno spazio di prova, di metamorfosi, di crescita. È il luogo dove l'infanzia incontra il mondo e comincia a capire chi è.

 

 

Per questo la decisione di allontanare una madre dai suoi figli non può essere raccontata come una semplice correzione di rotta, come se bastasse dire: tornate sulla strada giusta. La domanda vera è un'altra: chi ha costruito il ponte tra quel bosco e la strada? Nel giorno stesso della perizia psicologica disposta sui tre bambini della famiglia nel bosco, la madre, Catherine Birmingham, viene allontanata. Un gesto che pesa sul piano giuridico, ma ancor di più su quello umano. Perché separare una madre dai suoi figli non è mai un atto neutro, amministrativo, tecnico. È un taglio dentro una relazione primaria, dentro il luogo dove i bambini imparano a sentirsi al sicuro nel mondo. È facile dire che i bambini devono andare a scuola. È giusto e necessario. Ma tra il principio e la realtà esiste un territorio intermedio fatto di parole, di fiducia, di accompagnamento. Se manca quel territorio, se manca la mediazione, se manca qualcuno capace di spiegare, di formare, di stare accanto, allora l'autorità rischia di diventare solo distanza.

 

 

L'istituzione sa intervenire. Più di rado sa avvicinarsi. E così succede che, invece di costruire ponti, si traccino confini. Invece di entrare nel bosco per capire come ci si vive, si decide che da lì bisogna semplicemente uscire. Ma i boschi non si svuotano con un decreto. I boschi si attraversano insieme. Ed è proprio qui che torna la domanda iniziale: non possiamo confondere il bosco con l'abbandono. Perché il vero rischio di abbandono, per questi tre bambini, potrebbe nascere proprio dal gesto che li separa dalla madre. Per loro la separazione non è una misura astratta, è una ferita concreta. E quando si decide della vita dei bambini, la prima domanda dovrebbe essere sempre la più semplice e la più difficile insieme: se questa decisione li protegge davvero, o se rischia invece di farli soffrire ancora di più. Dopo tutto quello che hanno già attraversato, infliggere loro anche il trauma della separazione significa trasformare quella metafora in realtà: lasciare dei bambini soli nel bosco.

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