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Capezzone: quegli «ordinari» massacri a cui ci siamo abituati

Foto: Il Tempo

Daniele Capezzone
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Si dice, a volte a ragione e assai più spesso a torto (perché generalizzare è sempre un atto di superficialità) che «la politica fa schifo». E certo fanno rabbia alcuni miracolati, altri incapaci, altri ancora che cumulano le due caratteristiche. Ma poi – dai Comuni su su fino al Parlamento – ci sono pure tante persone che si impegnano a fondo, che hanno messo talento e dedizione al servizio di un’idea, e non meritano di essere trattate come la parte peggiore della società. In primo luogo, perché non lo sono: al limite, tra pregi e difetti, potranno esserne uno specchio. In secondo luogo, perché se passa il principio che chiunque venga eletto possa essere lapidato, a candidarsi la prossima volta saranno solo figuri senza né arte né parte, altrimenti percettori di redditi di cittadinanza e provvidenze simili. E allora perché accettare l’ordinario massacro per cui un parlamentare possa essere allegramente infilzato da inchieste farlocche?

 

 

La cosa è inaccettabile per chiunque, sia chiaro. Ma per un politico il rituale di degradazione è ancora più crudele: sputtanamento immediato e isolamento come se l’avviso di garanzia lo rendesse automaticamente un lebbroso. Oggi Il Tempo vi racconta due storie kafkiane: quella di Stefano Esposito, già senatore Pd, tenuto sulla graticola per sette anni e poi assolto (e nel frattempo abbandonato dagli «amici» e accerchiato dai nemici); e quella di Mario Landolfi, già ministro per il centrodestra, a cui fu riservata l’onta dell’accusa più infamante, quella di collusione con la camorra. Dopo un’Odissea, quell’accusa è caduta, ed è rimasta un’assai discutibile condanna minore, che Landolfi definisce con amaro sarcasmo «un’assoluzione piena mascherata».

 

 

 

Si dirà: che c’entra tutto ciò con il referendum? C’entra eccome: nessuno vuole (domani) una magistratura sotto il controllo della politica, ma bisogna evitare (oggi) che il sacrosanto controllo di legalità si tramuti in diritto di vita e di morte dell’ultimo pm su agnelli sacrificali «colpevoli» solo di essere stati eletti democraticamente.

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