l’editoriale di Capezzone

Capezzone: sul referendum disarticolare gli avversari non compattarli. E su Mattarella…

Daniele Capezzone

C’è un punto di fondo che mi pare sia ben presente a Giorgia Meloni, e purtroppo un po’ meno ad altri nel centrodestra: in generale nella politica, e in particolare in un referendum, si tratta di disarticolare gli avversari, non di compattarli. Vediamo cosa intendo. La riforma della giustizia è sacrosanta: ed esisterebbero (ahimé, non tutte coraggiose) anche personalità di sinistra disposte a sostenerla. Tuttavia, quelle figure sono già oggetto di un meccanismo intimidatorio a casa loro, con le guardie rosse schleiniane (nel Pd) e della sinistra mediatica pronte a isolarle e bullizzarle. A maggior ragione, da questa parte, si tratterebbe di incoraggiarle e aiutarle attraverso un racconto che non faciliti la creazione di un «muro contro muro», che è lo schema preferito di una sinistra disperata. Da quel lato della barricata, sono infatti divisi su tutto, ma riescono a compattarsi in funzione di un ridicolo «fronte resistenziale» da contrapporre a un inesistente «rischio fascista».

 

 

Dunque – per il centrodestra – c’è l’opportunità politica di sminare questa logica, di lasciare da soli i Gratteri della situazione a fare i «bombaroli» con dichiarazioni-autogol, senza cadere a propria volta in trappoloni e trappolette. E questo vale anche nel modo di porsi rispetto alle dichiarazioni di ieri del presidente Mattarella al Csm. Può magari dispiacere - retrospettivamente - il fatto che il Capo dello Stato non abbia sentito per molti anni l’esigenza di un’intemerata del genere nei numerosi e ripetuti casi in cui gli scandali svelarono il mercato delle vacche e i «metodi» selvaggi delle correnti al Csm. E può anche addolorare la prevedibile strumentalizzazione di ieri per la quale da subito politici e media di sinistra hanno cercato di torcere le parole del Quirinale solo contro il ministro Nordio (e non anche contro il procuratore Gratteri). Ma queste sono ragioni di più, da qui al 22 marzo, per non commettere falli di reazione: pensiamo invece a spiegare la riforma, e soprattutto a raccontare storie di cattiva giustizia. I cittadini capiranno e voteranno Sì.