l’editoriale di Capezzone
Capezzone: dopo la mancata contestazione del tentato omicidio i magistrati vogliono farci votare Sì…
Amara ironia di un amico intelligente che ha letto la prima pagina di ieri del Tempo, con il nostro scoop sull’incredibile orientamento della Procura di Torino di non contestare il reato di tentato omicidio all’arrestato per l’aggressione ai danni del poliziotto. Scrive il mio interlocutore: «Questi magistrati non sanno più come spingere il Sì alla riforma nel referendum». E, sarcasmo a parte, è proprio così. Il livello di faziosità, di pregiudizio ideologico, di spirito di contrapposizione politica che tanti elettori percepiscono in alcune toghe ha ormai raggiunto vette da record. E gli italiani lo vedono e lo sentono: ma quale imparzialità, ma quale terzietà, qui c’è un istinto militante che alcuni magistrati non riescono più a contenere né tantomeno a occultare.
Leggi anche: Torino, così ingiustizia è fatta. Nessun tentato omicidio ai danni dell’aggressore del poliziotto
Si prenda l’intervista di ieri alla Stampa dell’ex procuratore Armando Spataro, peraltro una figura autorevole e assai stimata da molti. Eppure alcune risposte sui fatti di Torino sconcertano: «Nessuno, neppure un premier politico leader di maggioranza, può permettersi (...) di indicare ai pm qual è il reato configurabile nei fatti per cui essi procedono». Ah sì? Quindi ne deduciamo che il problema è quello di non dare ragione alla Meloni? Di non darla vinta a Palazzo Chigi anche se dice una cosa di evidenza solare? E che questa esigenza è più forte perfino di una valutazione – severa ma sacrosanta – sulla qualificazione giuridica del reato da contestare alla banda dei martellatori? C’è da rimanere di stucco. Anzi, no: c’è da segnarsi le date del 22-23 marzo e ricordarsi di uscire per votare Sì al referendum.
Leggi anche: Ilaria Salis: "L'episodio del martello...", così l'eurodeputata rovescia la verità su Torino
Ps Pro memoria per i finti tonti che, sempre rispetto ai fatti di Torino, vorrebbero raccontarci la favoletta della «manifestazione pacifica sporcata da pochi violenti». Se è così, se cioè gli organizzatori desideravano evitare ingressi sgraditi, come mai non hanno previsto un adeguato servizio d’ordine? Suvvia, non prendiamoci in giro.
Il tuo browser non supporta il tag iframe