Capezzone: lacrime di coccodrillo, oggi fiera dell'ipocrisia. E in scuole e università clima infame contro gli ebrei
Spiace dover mettere nero su bianco verità tanto evidenti quanto dolorose e negate. Oggi, Giorno della Memoria, sentiremo discorsi ispirati e commossi sull’Olocausto dei primi anni Quaranta del secolo scorso. Ma a versare lacrime saranno in larga misura gli stessi che fino a ieri, tra Israele e Hamas, non sapevano cosa e chi scegliere; gli stessi che hanno vomitato odio nei mesi scorsi contro gli ebrei e contro chiunque osasse difenderli; gli stessi che non hanno avuto alcuna esitazione nemmeno nel fiancheggiare qui in Italia l’ala più ambigua e compromessa del movimento ProPal. E allora è più che mai venuto il momento di chiamare le cose con il loro nome. A sinistra avevano costruito per anni una prigione linguistica e mentale, certi di potervi rinchiudere i loro avversari: erano sicuri - secondo i loro schemi - che un eventuale pericolo antisemita non potesse che provenire da destra. E invece si è manifestato con tutt’altra matrice: rendendo tragicamente ridicole le formulette sul «razzismo delle destre».
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Il problema, a questo punto, è tutto loro, tutto a sinistra: con un’esplosione di sentimenti e parole scopertamente anti-ebraiche nel loro campo, nei loro salotti, nelle loro piazze, nel loro associazionismo, nei loro gruppi parlamentari, sui loro giornali, nei loro programmi tv. E pure tra i loro giovani virgulti: penso a ciò che accade, nel silenzio generale, nelle scuole e nelle università, dove si è creato un clima infame contro gli ebrei italiani. E allora che si fa a sinistra? Ci si può attorcigliare invocando la «complessità» delle questioni: è il rifugio degli ormai mitici «complessisti». Ma il disagio resta, e resta pure una scomoda verità: l’ondata anti-ebrei è tutta vostra, cari compagni. Ci sarà qualcuno (in altra circostanza accadde, molti decenni fa, a proposito di terrorismo e Brigate Rosse, da parte di Rossana Rossanda sul Manifesto) che avrà il coraggio di riconoscere che tutto ciò fa parte del vostro «album di famiglia»?
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