l’editoriale di Capezzone

Capezzone: a sinistra hanno pure il coraggio di parlare di sicurezza

Daniele Capezzone

A lor signori, per proteggersi, non basteranno gli occhialoni da sole di Emmanuel Macron: serviranno per lo meno cappucci e passamontagna per non farsi riconoscere. Mi riferisco ai campioni e ai campioncini della sinistra politica e pure di quella mediatica. Per anni si sono presentati in tv a fare i sorrisini, a negare qualunque emergenza sicurezza, a sostenere che non ci fosse alcuna invasione di immigrati irregolari, e a contestare perfino (nonostante numeri schiaccianti) il legame devastante tra clandestini e commissione di reati. Adesso che la situazione si è fatta insostenibile, si ripresentano tali e quali (giusto una sistematina al trucco e al parrucco prima di andare in onda) a raccontarci che il problema esiste e che il governo dovrebbe fare di più. La domanda sorge spontanea: come ce l’hanno la faccia? Rispondete voi, ma siate gentili, per carità. Ma non basta ancora.

 

 

Perché, non appena il governo agisce, ad esempio con i provvedimenti e le misure annunciate da Giorgia Meloni e dal ministro Matteo Piantedosi, i nostri eroi progressisti ricominciano con la vecchia solfa, quella di prima: «No alla deriva securitaria», «no al governo fascista», e via con altre sesquipedali sciocchezze. Dopo di che (Il Tempo ve lo racconta oggi) l’ineffabile Maurizio Landini va a farsi un giretto nientemeno che presso il centro sociale occupato Spin Time e parla di «luogo benedetto». Mentre altri «bravi ragazzi» del mondo antagonista preparano kit per guerriglia urbana a fine mese. Tutto normale?

 

 

Ma a sinistra non si scoraggiano, riprendono il comizietto televisivo anti-Meloni, e buttano l’ultima palla in tribuna: «Servono più agenti», dicono. Bene, bravi, bis: peccato che il record negativo di assunzioni tra le forze di polizia (le cifre inequivocabili le ha fornite il ministro Piantedosi) si sia registrato nell’anno di grazia 2020. Maggioranza di quel governo? Pd, Cinquestelle e dintorni. Presidente del Consiglio? Giuseppe Conte. Ministro dell’Economia? Roberto Gualtieri. Deve forse trattarsi di casi di omonimia.