il commento

Palazzo Chigi non può essere il “deposito” di tutti i problemi

Roberto Arditti

Quindi? A che punto è la notte? Come sta il governo dopo quella che ha tutte le caratteristiche per essere la settimana più difficile dall’insediamento di fine 2022? Occorre andare con ordine, partendo dal primo gradino: il consenso. Qui Meloni si è rivelata una fuoriclasse: oggi la sua posizione è di grande solidità (Pagnoncelli ieri lo certifica), con il suo partito più forte di quando si è votato, senza che questo vada a danneggiare gli alleati. Quasi giunta alla metà della legislatura la premier dunque può godersi una posizione invidiabile e che raramente si osserva a 25 mesi dall’inizio di un governo. Poi c’è la coalizione, con le sue tensioni e le sue rimostranze di varia umanità. Qui ogni giorno ce n’è una (dal Veneto alla Corte Costituzionale, dall’autonomia differenziata al rapporto con l’Europa), ma nel complesso la nave va, riconosce al comandante in capo di essere tale, opera con sufficiente lealtà, tiene il fronte del Parlamento senza organizzare imboscate: una sorta di paradiso terrestre se lo paragoniamo, tanto per fare un esempio, all’Ulivo di Romano Prodi.

 

 

Al terzo gradino c’è il controllo (democratico) del gruppo che ha vinto le elezioni sulla macchina dello Stato e sui principali «movimenti» della Repubblica. Qui la settimana alle spalle presenta il suo conto più salato, come Meloni sa perfettamente (la premier è molto più arrabbiata di quanto abbiamo visto in pubblico). E allora occorre dire due cose, non di più. La prima è che una quota non piccola di resistenza del sistema va messa in conto e non va affrontata con sguardo corrucciato, della serie «come osate». Va gestita senza arretrare di un millimetro (centro per clandestini in Albania, tanto per fare un esempio) mettendo in campo tutte, ma proprio tutte, le competenze ed i saperi per usare le pieghe delle norme e dell’attività amministrativa (anche correggendo dove necessario i testi) per giungere all’obiettivo: il conto non si presenta adesso, ma a metà 2027, quindi c’è tempo per agire.

 

 

La seconda è che non sono ammesse distrazioni, perché governare non è un hobby. Quindi tutti i titolari di ruoli di responsabilità devono spendersi sino in fondo: Palazzo Chigi non è il «deposito» inevitabile di tutti i problemi, sarebbe meglio farne arrivare lì qualcuno in meno. Vale anche nel rapporto con i magistrati. Infine c’è il fronte internazionale. Meloni fa molto bene a spendersi, anzi serve che lo faccia ancora di più. La destra «internazionale» però deve crescere (non nei consensi), deve darsi un progetto. Altrimenti quei marpioni mettono su operazioni come quella del libico «errante», poi tocca rimediare non senza pagare pegno.