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Biden sull'Italia ha sbagliato bersaglio. Meloni resta un alleato affidabile

Riccardo Mazzoni

Biden è un presidente aduso agli smarrimenti mentre parla in pubblico – da qui il nomignolo di Sleepy Joe - ma il suo intervento a gamba tesa sulle elezioni italiane a un evento della Democratic Governors Association non può essere derubricato a semplice gaffe: semmai è una voce dal sen fuggita che svela qual è il suo vero pensiero, mondato dagli imbellettamenti della diplomazia, sul nascente governo Meloni, che metterebbe a rischio la democrazia. Il discorso di Biden, impegnato nella campagna per la raccolta fondi in vista delle difficili elezioni di medio termine, non era preparato, ma questa non può essere un’attenuante, perché si è trattato di un vero e proprio sfregio ai buoni rapporti tra i due Paesi. Il senso del ragionamento svolto, poi, è stato talmente chiaro da non consentire interpretazioni o rettifiche: Biden ha infatti menzionato il risultato delle elezioni italiane per esortare i governatori democratici a «non essere ottimisti» in vista dell’otto novembre, quando ci sarà il rinnovo della Camera e di un terzo del Senato e i Repubblicani potrebbero conquistare la maggioranza in entrambi i rami del Congresso. «Avete appena visto cos’è accaduto in Italia in quella elezione, e cosa sta accadendo intorno al mondo», ha detto il presidente, senza precisare però a quali altri scenari alludeva, e questa omissione rende ancora più gravi le parole di Biden, perché ha legato solo alla vittoria del centrodestra in Italia il suo monito sui destini della democrazia mondiale.

Stretto tra la nuova guerra fredda e l’inflazione che sta minando il potere d’acquisto delle famiglie, con il 74% degli americani secondo cui l’amministrazione democratica sta portando gli Usa nella direzione sbagliata, il presidente teme di trasformarsi presto in un’anatra zoppa, e l’allarme lanciato ieri notte era dunque principalmente rivolto al fronte interno, nel tentativo di scuotere un elettorato che gli sta voltando le spalle, ma ha scelto un terreno – quello della democrazia a rischio – che non ha mai portato molta fortuna. Con questo paragone del tutto improprio, dunque, la stecca di Biden diventa ancora più fragorosa, in un momento geopolitico così drammatico in cui la compattezza dell’Occidente rappresenta un elemento cruciale e un valore da preservare, soprattutto da parte del leader della prima potenza mondiale.

 

 

 

Anche perché la premier italiana in pectore ha sempre fatto una limpida professione di atlantismo, e il suo partito, nonostante fosse all’opposizione del governo Draghi, ha coerentemente votato sia gli aiuti militari all’Ucraina che le sanzioni alla Russia, come del resto Forza Italia e la Lega. Gli atti parlamentari, in questo, valgono molto più delle parole. L’ultimo, recentissimo incontro fra Draghi e Biden non è evidentemente servito a rassicurare il presidente Usa, visto che alla prima uscita non ha esitato a imbastire un processo alle intenzioni contro il centrodestra italiano. Provocando, va sottolineato, un palese cortocircuito dentro la stessa amministrazione americana: il Dipartimento di Stato, infatti, oltre a dirsi «impaziente di lavorare con qualsiasi governo esca dalle elezioni italiane per avanzare i nostri valori comuni», all’indomani delle elezioni ha confermato di ritenere l’Italia «un alleato vitale, una democrazia forte, un partner prezioso per sostenere un’Ucraina libera e indipendente, tutelare i diritti umani, creare un futuro economico sostenibile». Una posizione coerente con la storia: le coalizioni guidate da Berlusconi, infatti, non hanno mai derogato dalle tradizionali alleanze occidentali, come invece è avvenuto sia col governo dell’Unione che con quello gialloverde. Il programma elettorale del centrodestra è un perfetto manifesto di atlantismo, e il sostegno all’Ucraina è stato ribadito due giorni fa da Giorgia Meloni a Zelensky. Quindi Biden ha sbagliato totalmente bersaglio strumentalizzando a fini interni l’esito delle elezioni italiane e inviando un messaggio ostile a un alleato strategico.