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Livermore “Il teatro è irripetibile. Gli algoritmi? Non hanno anima”

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MILANO (ITALPRESS) – Il teatro è uno dei più grandi strumenti di comunicazione di tutti i tempi. Nella terza puntata di “Power Talks, il potere della comunicazione”, format editoriale nato dalla collaborazione tra Italpress e Philia Associates, Jessica Nicolini intervista il regista Davide Livermore, direttore del Teatro Nazionale di Genova. E con lui parla di teatro come strumento di comunicazione, della forza delle immagini, del ruolo dell’arte nel raccontare il presente e anche della costruzione narrativa di eventi globali come le Olimpiadi. Un confronto intenso su ciò che oggi significa davvero comunicare: emozionare, prendere posizione, lasciare un segno.

“E’ così, il teatro comunica naturalmente le umane fragilità, comunica affetti, comunica e crea specchi per la società”, afferma Livermore. E ha una funzione educativa: “Noi possiamo specchiarci nel teatro e poter vedere le cose a volte più indicibili, più difficili da accettare. Per questo noi siamo in grado di poter essere educati dal teatro”.

Un teatro che conserva, nonostante il mutare dei tempi e della comunicazione, tutta la sua forza comunicativa: “rappresenta il nostro tempo, lo fa in una maniera a volte sconveniente. Perchè? Perchè tante volte noi non vogliamo vedere certe cose”. Una “sconvenienza” che diventa però strumento di crescita collettiva: “essere capaci di andare dentro quel dark side crea educazione sociale, crea coscienza, crea un pensiero critico”.

Livermore mette in guardia da una confusione che considera sempre più diffusa: “c’è una linea sempre più sottile e sempre più pericolosa tra arte e intrattenimento”. Ma non è una gara: “il comico, lo stand up comedy di turno, il famoso di turno e Shakespeare non sono in competizione”. Perchè “l’arte è una forma temporanea di eternità”.

Sul tema del rapporto tra teatro e tecnologia, Livermore difende l'”hic et nunc” del palcoscenico: “il teatro è qui e ora, la cosa straordinaria di poter vivere un qualcosa che non è replicabile esattamente nello stesso modo”. E’ una relazione irripetibile tra scena e platea, che nessun artificio può sostituire: “abbiamo bisogno di chi dal vivo ci commuove ed emoziona”.

E la tecnologia? Qual è oggi la sua collocazione oggi nel rapporto col teatro? “L’algoritmo può inventarsi tutto, può prevedere qualsiasi cosa”. Ma “cari algoritmi, sareste stati in grado di comprendere o di prevedere che la più grande cantante di ogni tempo si chiama Maria Callas, non è nata a Modena ma a New York da una famiglia greca?”. Perchè “ci sono dei momenti in cui vince l’anima, vincono le combinazioni illogiche della vita”.

E “interrogato” su cosa abbia più potere nella comunicazione, Livermore risponde: “La verità”, “la sincerità di quello che si sta comunicando”, e “soprattutto la competenza”. E mette in guardia dalla cultura “veloce” e dall’apparenza: “in un mondo in cui la competenza viene meno, desidero avere persone che dicono anche cose sconvenienti” ma che siano “frutto di un’esperienza umana”, “frutto di un sapere”.

Foto Italpress
(ITALPRESS).

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