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Iren, il Consiglio di Amministrazione approva il bilancio consolidato integrato al 31 dicembre 2025 con tutti i risultati economico-finanziari in crescita

Ebitda +6% e Utile netto +12%, investimenti in aumento del +12% e una proposta di dividendo in crescita del +8%.

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Iren archivia l'esercizio 2025 con una crescita su tutti i principali indicatori economico-finanziari. Il Consiglio di Amministrazione della multiutility ha approvato oggi i risultati consolidati al 31 dicembre 2025, che confermano le previsioni comunicate al mercato e segnano un ulteriore passo avanti nell'esecuzione del Piano Industriale.

I numeri del 2025

Il Margine Operativo Lordo (EBITDA) si attesta a 1.353 milioni di euro, in crescita del 6,2% rispetto agli 1.274 milioni dell'esercizio precedente. L'Utile Netto di Gruppo attribuibile agli azionisti raggiunge quota 300,5 milioni di euro, in aumento dell'11,9% rispetto al 2024. I ricavi consolidati salgono a 6.574 milioni di euro, con un incremento dell'8,8%.

A trainare i risultati è stata la combinazione di tre fattori: la crescita organica nei business regolati, il consolidamento anticipato del Gruppo EGEA Holding — che da solo ha contribuito per circa 60 milioni di euro all'EBITDA — e l'avanzamento del piano di sinergie, che ha generato 20 milioni di euro, 2,5 volte il valore del 2024. Gli investimenti tecnici sono cresciuti del 12%, arrivando a 925 milioni di euro, focalizzati principalmente sulle reti idriche ed elettriche, sulla raccolta rifiuti e sull'estensione della rete di teleriscaldamento.

Sul fronte della struttura finanziaria, l'indebitamento finanziario netto si attesta a 4.222 milioni di euro, con un rapporto debito netto/EBITDA di 3,1x, in miglioramento rispetto all'anno precedente nonostante gli investimenti finanziari effettuati — tra cui l'acquisizione della quota di minoranza del 40% di Iren Acqua per 283 milioni e il consolidamento di Egea per 237 milioni.

Le parole del management

«I risultati conseguiti nel corso del 2025 confermano le previsioni comunicate al mercato», ha dichiarato Luca Dal Fabbro, Presidente del Gruppo. Il manager ha sottolineato come l'integrazione di Egea stia già producendo effetti concreti sulla piattaforma industriale del Gruppo, e ha confermato la dividend policy di Piano.

L'Amministratore Delegato Gianluca Bufo ha evidenziato il rafforzamento del posizionamento nei business regolati e semi-regolati, che ora rappresentano il 74% dell'EBITDA complessivo: «Abbiamo costruito un modello sempre più resiliente e capace di generare valore sostenibile nel tempo. Guardiamo al 2026 con fiducia».

Andamento per area di business

A livello di singole business unit, la BU Reti (infrastrutture energetiche e idriche) è la principale contributor alla crescita, con un EBITDA di 529 milioni (+10,5%), sostenuto dall'incremento dei vincoli tariffari e dal consolidamento di Egea. La BU Ambiente segna un EBITDA di 277 milioni (+8,3%), trainato dal miglioramento dell'attività di raccolta. La BU Mercato cresce del 4,5% a 269 milioni. La sola BU Energia registra un leggero calo (-1,3% a 273 milioni), penalizzata dalla minore produzione idroelettrica a causa della scarsa idraulicità del periodo estivo.

Sostenibilità e capitale umano

Sul fronte ESG, il 73% degli investimenti complessivi è stato destinato a progetti sostenibili, in larga parte allineati alla Tassonomia europea. La raccolta differenziata ha raggiunto il 70,5%, in crescita di 1,1 punti percentuali. L'organico del Gruppo ha superato le 11.900 persone, con un incremento di circa 600 unità nel corso dell'anno.

Dividendo e outlook 2026

Il Consiglio ha proposto all'Assemblea degli Azionisti — convocata per il 21 maggio 2026 — un dividendo di 13,86 centesimi per azione, in aumento dell'8% rispetto all'anno precedente, con un pay-out di circa il 60%. La data di pagamento è fissata al 24 giugno 2026.

Per il 2026, la guidance indica una crescita dell'EBITDA del 4%, investimenti tecnici per circa 950 milioni di euro e il mantenimento del rapporto debito netto/EBITDA a 3,1x. I principali rischi monitorati riguardano la volatilità delle commodity energetiche, le possibili pressioni inflazionistiche e il rischio regolatorio, anche alla luce della recente pubblicazione del Decreto Bollette 2026.

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