L'editore Stefano Giovinazzo presenta “RomAntica”. «Racconto la città e la sua storia ridando vita ai quartieri»
«Romantica e concreta. Roma è una città meravigliosa che non riesce a staccarsi dal passato, dai piccoli particolari che ci hanno legato a ogni suo angolo. Ma questa Capitale vuole, senza dubbio, essere riconosciuta come moderna, all’avanguardia, schiva e nello stesso tempo sempre “amicona”».
Le parole di Stefano Giovinazzo non nascondono la passione che ha dentro e che riesce a trasferire nel lavoro e nelle opere pubblicate dalla casa editrice Edizioni della Sera da lui fondata. In una stagione in cui vivere scovando autori e pubblicando libri è una missione quasi impossibile, Giovinazzo con impegno, audacia e coraggio riesce a proporre con successo ai lettori qualcosa di originale e di qualità, come la collana che racconta la Capitale raccogliendo le storie dei suoi quartieri.
Giovinazzo, come nasce l’idea di raccontare Roma?
«Roma rappresenta un racconto vivo, onnipresente, per certi versi positivamente “invasivo". È stata la città a suggerircelo, ogni minuto passato tra le vie del centro e della periferia ci porta storie e riflessioni, Da casa editrice nata e maturata in questo territorio abbiamo avvertito la necessità di confrontarci con essa, tirando fuori il suo lato migliore. Nasce così la collana “RomAntica”, da una volontà di fare i conti col tempo che passa, girando la testa al passato recente tra botteghe storiche e ritmi più "umani" e uno sguardo al futuro prossimo con una Capitale in lenta ma costante trasformazione. Il quartiere romano, che sembrava sorpassato e snobbato, nell’epoca delle lunghe distanze low cost, diventa il centro di storie e personaggi unici e autentici».
Quale è l’ultimo nato della collana?
«La nostra novità editoriale della collana "RomAntica" riguarda il volume sul Pigneto, che tocca anche le zone dell’Acqua Bullicante e di Villa Gordiani. Nel volume, curato dal giornalista Igor Patruno, si respira quell’anima popolare così tanto amata dai maggiori registi italiani e ci si ritrova ad attraversare, insieme ai personaggi raccontati, le passioni, i sogni, le speranze, gli amori, ma anche le delusioni, le amarezze, le frustrazioni della gente comune. In questo libro siamo andati anche e soprattutto alla scoperta del Pigneto di ieri, teatro di numerose pellicole del cinema italiano: da Roma città aperta di Roberto Rossellini (1945) fino a L’Albero, di Sara Petraglia (2024), passando per Accattone di Pier Paolo Pasolini (1961), Un borghese piccolo piccolo di Mario Monicelli (1977), Nestore, l’ultima corsa di Alberto Sordi (1994) e tantissimi altri».
Quali quartieri sono già stati raccontati e quali mancano ancora?
«Finora il progetto editoriale ha riguardato San Giovanni, Centocelle (parlando anche dell'Alessandrino e del Quarticciolo), Tuscolano (con Cinecittà e Quadraro), Monteverde (e l’area dei Colli Portuensi e Gianicolense), Montesacro (con Talenti e Val Melaina), Pietralata (con Casal Bruciato e Portonaccio), il rione Prati, Portuense (includendo Marconi e Magliana), l’Appia Antica (insieme all’Appio Claudio e l’Appio Latino), la Pisana (con Bravetta e Casetta Mattei) e l’ultimo, come già detto, il Pigneto. Quanti ne mancano? Dipende da quanto si “allargherà” Roma, una metropoli sempre in divenire».
Secondo lei esiste un “carattere” diverso per ogni quartiere?
«Certamente. Più che carattere però, direi caratteristiche, “mode”, inflessioni e abitudini. Da Prati a Ponte di Nona, da Monteverde e Centocelle, da San Giovanni a Pietralata sono viaggi, storie e passioni, di “modi” di vivere la vita: la lentezza contrapposta alla “fretta” del fare, l’accuratezza che si oppone al concreto, la centralità che osserva la periferia. Ma oggi, in una città che cambia rapidamente, vale anche tutto e il contrario di tutto. E così ritroviamo persone cresciute a Ostia e residente a Marconi, generazioni nate a Parioli e poi “spostate” nel piccolo mondo di Bravetta. E ancora, e sempre, un viaggio e un movimento dentro la città».
Roma è solo ambientazione o diventa un vero personaggio?
«Sicuramente un personaggio centrale attorno a cui viene costruita una narrazione fatta di memorie, speranze e progetti».
Come avete selezionato gli autori: legame con il quartiere, stile, esperienza?
«Il legame con il quartiere è stato il comune denominatore. Il rapporto con le vie, i palazzi, i negozi, le persone sono stati il nucleo delle narrazioni e delle storie che hanno “colorato” questi volumi. Ovviamente lo stile e l’esperienza sono stati un valore aggiunto, ma in prima battuta siamo andati sul cuore e sulla memoria».
Ci sono quartieri più “narrativi” di altri?
«Esistono, senza dubbio, “zone” di narrazione e “zone” di confine, ma la fotografia “corale” che emerge da ogni libro pubblicato, speriamo nel miglior modo possibile, riflette una narrazione autentica, verace, a suo modo “unica”. I quartieri del centro o del semi-centro sicuramente possono “vantare” storie e personaggi di vita agiata, presenze illustri mentre zone di nuova costruzione o con un passato “normale” si accendono su temi più popolari ma non di meno interessanti e densi di lavori».
Avete notato differenze di temi tra quartieri centrali e periferici?
«Legando la risposta a quella precedente, direi che il centro può “godere” del bello in senso generale mentre il quartiere periferico del bello in senso stretto, che si lega a ogni persona in maniera indissolubile. A meno fino a quando non pubblicheremo il volume sui Rioni...».
Come ha accolto il pubblico questa collana?
«Con entusiasmo e partecipazione, viste anche le numerose presenze agli eventi. Abbiamo riscontrato, con profondo piacere, un interesse legato allo “scavare” nella memoria e riaffermare, per iscritto, identità, valori, abitudini e istanti di vita. Il quartiere che sembrava sorpassato, è ancora centrale nella vita delle persone, delle famiglie, un piccolo-grande universo in cui riunirsi».
Quanto è importante oggi, secondo lei, il legame tra editoria e territorio?
«Fondamentale per noi, lo conferma la nostra “editoria di prossimità” con 2 collane sui territori, narrativa e saggistica, che vuol riaffermare il ruolo centrale del territorio, del rapporto con esso, della convivenza con esso».
Quali sono le difficoltà che avete incontrato in questo progetto?
«Arrivare alle persone, sicuramente. Far conoscere, veramente, la natura del progetto editoriale. Andiamo tutti di corsa, non riusciamo a “star fermi” e a concedere i classici due minuti alla persona che abbiamo di fronte, all’edicola e alla libreria che, con fare eroico, resistono, al “nuovo” che rompe il quotidiano o ritarda la prossima cosa programmata. Bisogna ritornare alla cassetta postale e al porta a porta, interessante non invasivo, all’incontro più che al click? Forse sì, sul serio».
La collana continuerà? Avete già nuovi progetti in cantiere?
«Sì, le idee ci sono. La collana "Romantica" dedicata al racconto dei quartieri e delle zone della Capitale è impegnata sulla ricerca di nuovi volumi, a tutto tondo. Roma, però, offre molteplici spunti di narrazione, ancora oggi, nonostante l’iperproduzione editoriale. E allora l’analisi della città che si trasforma, il rapporto con essa e con le sue complesse ma intriganti possibilità di dialogo, costituiscono nuove miniere di pagine da scrivere».
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