Università, i dati sulle immatricolazioni: doppia doccia fredda
Numeri che sorprendono, in negativo. Dai primi dati sulle immatricolazioni universitarie elaborati dal Mur emerge una doppia doccia fredda. La prima riguarda il numero di giovani che decidono di continuare gli studi, diminuito del 3,3% negli ultimi dodici mesi. La seconda riguarda invece le lauree Stem che, pur restando tra le più richieste dal mercato del lavoro, registrano un arretramento invece di crescere. Un segnale tutt’altro che positivo per un Paese che, allo stesso tempo, rimane tra i primi in Europa per disoccupazione giovanile e al penultimo posto — davanti solo alla Romania — per numero di laureati. Il tutto mentre le università italiane, almeno sulla carta, rischiano di perdere circa 100mila iscritti all’anno tra il 2027 e il 2040 a causa della denatalità.
Numeri che contrastano con l’esplosione delle iscrizioni nelle università telematiche, istituzioni forse più capaci di intercettare le esigenze del presente. Nel primo semestre del 2025 le immatricolazioni agli atenei online in Italia sono cresciute del 51% rispetto al 2024 e risultano più che raddoppiate rispetto al 2023. Gli studenti complessivi superano ormai quota 300mila, con una forte presenza di under 25 che oggi rappresentano oltre un terzo del totale.
È necessaria però una precisazione: si tratta di dati provvisori che mettono a confronto i numeri di febbraio 2026 con quelli dello stesso periodo del 2025. Per un’analisi più completa occorrerà attendere le statistiche definitive. A maggior ragione quest’anno, quando — in concomitanza con l’avvio del primo semestre aperto di Medicina — gli studenti hanno potuto indicare fino al 6 marzo un possibile “piano B” per il proprio percorso universitario. I segnali che arrivano dall’anagrafe degli studenti, tuttavia, non appaiono incoraggianti: anche negli atenei sembra anticiparsi l’inverno demografico. Per la prima volta dal periodo successivo alla pandemia, cioè dall’anno accademico 2021/22, il numero delle matricole diminuisce rispetto al ciclo precedente. Guardando agli ultimi due anni, gli iscritti al primo anno sono scesi dai 338.893 del 2024/25 — di cui 149.187 uomini e 189.706 donne — ai 327.468 del 2025/26, pari appunto a un calo del 3,3%. Tra questi ultimi si contano 145.716 studenti e 181.752 studentesse: la flessione maggiore riguarda quindi le donne (-4,2% rispetto al 2024/25 contro il -2,3% degli uomini), proprio la componente che già sconta maggiori difficoltà in termini di occupazione e retribuzioni.
Analizzando i diversi ambiti disciplinari emerge inoltre un segnale di allarme per le materie tecnico-scientifiche. L’intero settore Stem si ferma a 93.478 immatricolati, un dato inferiore sia ai 97.059 dell’anno accademico 2024/25 sia ai 94.636 del 2023/24. In percentuale il calo appare ancora più evidente: gli studenti di quest’area rappresentano il 28,5% del totale, contro il 28,6% dello scorso anno e il 29,5% di due anni fa. Migliori i risultati dell’area economico-giuridica e delle scienze sociali, che raccoglie 121.171 matricole. In termini percentuali significa il 37% del totale degli immatricolati, mentre nel 2024/25 si era arrivati a 119.709 (35,3%) e nel 2023/24 a 109.264 (34%). A trainare la crescita sono soprattutto i corsi di Economia, passati dalle 51.632 matricole dell’anno precedente alle 52.635 attuali, con un incremento vicino al 2%.
Resta invece stabile l’area umanistica, tradizionalmente meno attrattiva dal punto di vista occupazionale. Sebbene il numero assoluto degli iscritti scenda da 59.534 a 57.506, la loro quota sul totale degli studenti del primo anno rimane ferma al 17,5%. Chiude il quadro il settore sanitario, farmaceutico e agro-sanitario, che mostra un calo sia nei valori assoluti — 55.313 immatricolati nel 2025/26 contro i 62.591 del 2024/25 — sia nella percentuale complessiva, passata dal 18,4% al 16,8%.
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