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Christopher Aleo: "Sovranità digitale dei pagamenti, una sfida che va affrontata"

Foto:  Il Tempo 

Luca Rossignoli
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Nel dibattito sull’economia digitale e sulla sovranità dell’Unione europea, la presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, ha ribadito più volte una preoccupazione cruciale: l’Europa dipende in larga misura da infrastrutture di pagamento e reti finanziarie che non sono sviluppate o controllate all’interno del proprio spazio economico. Circuiti come Visa e Mastercard, così come il sistema di messaggistica interbancaria Swift, pur essendo efficienti e consolidati, hanno un’origine e una governance che non appartengono pienamente all’Europa. Questa situazione genera una doppia vulnerabilità: tecnologica, perché l’innovazione dei pagamenti non è guidata dai bisogni europei, e strategica, perché decisioni esterne — siano esse politiche o geopolitiche — possono influenzare l’accesso ai servizi finanziari che ogni giorno usiamo per pagare, ricevere stipendi, trasferire fondi o fare business.
Lagarde non ha mai definito questi sistemi “cattivi” o da abbandonare. Ma ha sottolineato che l’Europa non può permettersi di rinunciare alla sua autonomia infrastrutturale: non soltanto dal punto di vista normativo o politico, ma anche da quello operativo.

Gli avvenimenti geopolitici degli ultimi anni hanno dimostrato come le reti di pagamento globali possano essere, in casi estremi, uno strumento di pressione. Quando alcune banche sono state escluse da Swift a causa di sanzioni internazionali, molte transazioni legittime sono state rallentate o rese difficili, non per inefficienza tecnica, ma perché decisioni politiche hanno inciso sulla disponibilità di accesso alla rete. Questi episodi hanno acceso nel dibattito pubblico europeo l’idea che l’affidamento esclusivo ad infrastrutture esterne possa costituire, in certe circostanze, una forma di vulnerabilità.
La risposta operativa di iSwiss Pay
È in questo quadro che si inserisce la proposta di Christopher Aleo, fondatore di iSwiss Pay — un modello pensato non in contrapposizione al progetto europeo, ma come possibile risposta operativa alle preoccupazioni espresse dalla Bce. Se infatti l’obiettivo europeo è rafforzare l’autonomia e la resilienza del sistema dei pagamenti, allora non basta discuterne: occorre ripensare l’architettura stessa dei trasferimenti finanziari globali.

La visione di Aleo parte da una constatazione concreta: il modello tradizionale di trasferimento internazionale prevede che il denaro “viaggi” attraverso una catena di intermediari e sistemi centralizzati ogni volta che arriva da una parte all’altra del mondo. Questo modello, pur essendo efficiente, dipende da un’infrastruttura centrale — come Swift — che è condivisa globalmente ma non è di proprietà o controllo europeo.

Un’alternativa resiliente: liquidità posizionata localmente

iSwiss Pay propone una logica diversa: se la liquidità fosse già disponibile localmente, in valuta e presso diverse giurisdizioni, perché dovrebbe “viaggiare” ogni volta attraverso infrastrutture centralizzate esterne?.
Partendo da questa domanda, iSwiss Pay ha sviluppato una rete multilocalizzata di conti e licenze con liquidità distribuita in varie nazioni. L’idea è semplice ma rivoluzionaria nel modo in cui si applica ai pagamenti internazionali: anziché trasferire fisicamente il denaro da un Paese all’altro tramite reti esterne, la compensazione può avvenire internamente, all’interno di un sistema che già detiene la liquidità necessaria nelle giurisdizioni di destinazione. Questa architettura non rifiuta il sistema globale: lo affianca, creando una struttura più resiliente e meno dipendente da un singolo punto di controllo. In altre parole, non si tratta di isolarsi, ma di integrare una soluzione che diminuisce la vulnerabilità operativa e rafforza la capacità dell’Europa di gestire i propri flussi finanziari.

Sovranità dei pagamenti: oltre alla politica, l’infrastruttura

Il punto chiave, in linea con le preoccupazioni espresse da Lagarde, è che la sovranità dei pagamenti non può rimanere un concetto astratto o un obiettivo politico — deve diventare una realtà concreta, supportata da infrastrutture operative che permettano all’Europa di avere alternative credibili. Non si tratta di dire che Swift sia inefficiente — anzi, è tra i sistemi più affidabili al mondo. La questione è piuttosto se l’Europa possa permettersi di dipendere quasi esclusivamente da sistemi che non controlla pienamente. Pur rimanendo parte dell’ecosistema finanziario globale, l’Unione europea ha bisogno di opzioni che non la mettano in una posizione di subordinazione operativa, soprattutto di fronte a scenari geopolitici complessi.

La strada verso una maggiore autonomia

La proposta di iSwiss Pay si colloca proprio in questo spazio di riflessione: offrire un modello operativo che aumenta la resilienza e la flessibilità, senza rompere con l’ecosistema globale dei pagamenti. Una soluzione che non rifiuta la cooperazione internazionale, ma la arricchisce con opzioni che migliorano la capacità di reazione dell’Europa. Nel futuro dei pagamenti digitali, velocità e innovazione resteranno elementi chiave. Tuttavia, sarà il controllo dell’infrastruttura e la capacità di garantire resilienza operativa a fare la vera differenza. Ed è proprio su questo terreno — dove si intrecciano tecnologia, politica e strategia economica — che si gioca la partita della sovranità europea dei pagamenti evocata più volte dalla Presidente della Bce.

 

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