Divise riutilizzabili e antimicrobiche: la gara del Policlinico di Palermo fa scuola
Il tema delle divise sanitarie è rilevante per l’impatto nazionale delle infezioni correlate all’assistenza: in Italia si stimano circa 11.000 decessi ogni anno, con costi diretti compresi tra 783 milioni e 2,5 miliardi di euro annui, oltre a un aumento delle giornate di degenza e dell’utilizzo complessivo delle risorse sanitarie.
La recente gara avviata dal Policlinico universitario “Paolo Giaccone” di Palermo per la fornitura di nuove divise sanitarie non è stata una semplice procedura di acquisto. Il capitolato ha introdotto requisiti tecnici e di sicurezza pensati per rafforzare la prevenzione del rischio infettivo nelle aree ospedaliere più esposte.
Per i reparti ad alto rischio, il bando richiedeva capi realizzati con materiali idrorepellenti e traspiranti, adatti a turni prolungati e a lavaggi frequenti. Le divise dovevano essere riutilizzabili per almeno 100 lavaggi, mantenendo prestazioni costanti nel tempo, e dotate di tracciabilità individuale tramite microchip. Sul piano delle certificazioni, veniva richiesto che i capi fossero classificati come DPI di categoria I, composti prevalentemente in poliestere con nanoparticelle di ossido di zinco e in grado di garantire un’efficacia antibatterica e antivirale conforme agli standard EN ISO 20743 e ISO 18184.
La scelta del Policlinico evidenzia un approccio più avanzato: l’uniforme viene considerata un elemento attivo della strategia di sicurezza clinica, non soltanto un indumento da lavoro. In questo senso, la gara si inserisce nel percorso di applicazione delle misure di tutela previste dalla normativa su igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro. L’impostazione risulta coerente anche con le indicazioni tecniche richiamate da INAIL nel documento pubblicato a gennaio 2025, “Misure di sicurezza per le infezioni nelle aree critiche in sanità: tecnologie avanzate per l’impiego continuo di dpi e di disinfezione di nuova concezione”.
L’affidamento è stato assegnato a LCM, realtà che ha sviluppato, insieme a Erreà, divise sanitarie trattate con ossido di zinco. Si tratta di soluzioni nate dall’integrazione tra ricerca e industria, progettate per ridurre la contaminazione dei tessuti e mantenere l’efficacia anche dopo numerosi cicli di lavaggio. Le proprietà antimicrobiche sono state riconosciute dall’Istituto Superiore di Sanità e, in base alle caratteristiche dichiarate, l’abbattimento della contaminazione batterica può arrivare a valori molto elevati (>99,99% per i patogeni), con un grande contributo alla riduzione del rischio di trasmissione di infezioni.
Il caso di Palermo rappresenta un passaggio significativo: un grande ospedale ha inserito in modo esplicito criteri legati a durabilità, tracciabilità, prestazioni tecniche e certificazioni, spostando l’attenzione dalla sola logica del prezzo verso quella della protezione in corsia. L’esperienza suggerisce che un capitolato ben costruito può diventare uno strumento di innovazione, capace di migliorare le cose realmente e di generare benefici concreti per chi lavora in ospedale e per i pazienti.
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