Lombardi: l'AI combatterà le fake news senza utilizzare la censura
A mio avviso, la scelta di Apple non si basa esclusivamente sulle capacità tecniche di Gemini. Apple, infatti, non consente ai partner di addestrare algoritmi sui dati dei propri utenti. È quindi probabile che l’azienda abbia ritenuto il controllo diretto di Google sul proprio ecosistema cloud una garanzia superiore in termini di privacy dei dati e tutela delle proprietà intellettuali, rispetto a soluzioni offerte da OpenAI o Anthropic. Elon Musk e il suo Grok, al momento, restano marginali in questa partita.
Per Google, l’obiettivo è evidente: entrare stabilmente nell’ecosistema iPhone. L’accordo apre l’accesso a circa 1,5 miliardi di utenti nel mondo. Con Gemini integrato in Siri, Google potrebbe beneficiare dei ricavi generati dalle interazioni degli utenti, dal marketing agli acquisti digitali, fino alla possibile preinstallazione del chatbot sugli iPhone.
Resta tuttavia un elemento critico: il continuo ricorso di Apple a partner esterni per l’IA suggerisce che l’azienda stia ancora incontrando difficoltà nello sviluppo di un Large Language Model proprietario, un segnale in controtendenza rispetto alla sua tradizionale integrazione verticale.
Parallelamente, i social media stanno vivendo una trasformazione profonda. L’ecosistema appare oggi più equilibrato e trasparente, grazie soprattutto all’intelligenza artificiale e ai nuovi algoritmi di verifica, che rendono sempre più difficile la diffusione sistematica delle fake news. Non si tratta tanto di una dinamica politica, quanto di un’evoluzione tecnologica.
La tecnologia sta imponendo alle piattaforme una maggiore attenzione alle fonti attendibili, riducendo le possibilità di manipolazione dell’informazione. Paradossalmente, sono oggi alcuni media tradizionali a tentare di mantenere un controllo sull’opinione pubblica, mentre il panorama digitale si è ormai frammentato in migliaia di fonti indipendenti e verificabili. Persino in contesti autoritari, come l’Iran, diventa sempre più difficile censurare l’informazione.
Anche in Paesi con forme di censura più soft, come il Regno Unito o alcune istituzioni europee, questo controllo si sta rapidamente indebolendo. Le reti digitali decentralizzate e l’IA rendono la manipolazione su larga scala sempre meno efficace.
Uso quotidianamente Facebook e noto chiaramente questi cambiamenti: contenuti più bilanciati, segnalazioni più rapide della disinformazione e un dibattito pubblico più ricco di voci diverse, pur restando polarizzato.
In questo scenario si inseriscono anche i recenti sviluppi di Meta, che ha nominato Dina Powell McCormick, ex consigliera per la sicurezza nazionale dell’amministrazione Trump, come nuova presidente. Secondo Mark Zuckerberg, sarà coinvolta in tutte le attività dell’azienda, con particolare attenzione alla collaborazione con governi e istituzioni per lo sviluppo e il finanziamento dell’intelligenza artificiale e delle infrastrutture digitali.
Questa scelta conferma che il futuro dei social media non riguarda più solo comunicazione o intrattenimento, ma si colloca all’intersezione tra geopolitica, tecnologia e potere. In un mondo in cui l’intelligenza artificiale governa la distribuzione dell’informazione, le alleanze delle grandi piattaforme determineranno quanto l’ecosistema digitale globale sarà realmente libero ed equilibrato.” É quanto afferma George Guido Lombardi, Presidente del Republican Liberty Caucus Italia.
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