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Aritmie cardiache, Sant'Andrea centro di eccellenza per la radioablazione

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Un’innovativa tecnica radioterapica, impiegata per la prima volta al Sant’Andrea nel 2023, viene attualmente utilizzata per trattare aritmie ventricolari complesse potenzialmente fatali per la sopravvivenza del paziente. Nel corso degli ultimi 2 anni sono stati 13 i casi clinici trattati con questa metodica, il numero tra i più alti registrati tra le strutture ospedaliere del territorio nazionale. Dati e applicazioni che pongono l’Unità di Radioterapia dell’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea Centro di riferimento per la radioablazione. Risultato importante raggiunto grazie alla sinergia tra questa unità, diretta dal Prof. Mattia Falchetto Osti, specialista in Radiologia e Radioterapia, e quella di Cardiologia, guidata dal Prof. Emanuele Barbato.

“Numeri che sottolineano l’impegno profuso nel tempo riaccendendo nuove speranze in  coloro che  soffrono di aritmie ventricolari  - spiega Osti - Ci troviamo di fronte ad una tecnica poco invasiva che agisce attraverso il calore generato da onde a radiofrequenza in grado di realizzare la  distruzione mirata dei tessuti che sono all’origine delle aritmie. Oltre alla sua efficacia terapeutica, è una metodica che non prevede anestesia e con rischi limitati. Va specificato che la radioablazione che avviene in regime ambulatoriale, si riserva al momento solo ai pazienti affetti da aritmie ventricolari minacciose per la vita nei quali sia le strategie terapeutiche farmacologiche che interventistiche, come l’ablazione delle aritmie ad origine dai ventricoli,  non abbiano dato i risultati sperati.

”ll percorso tradizionale di cura delle aritmie prevede la terapia farmacologica antiaritmica e l’ablazione, che si ottiene inserendo dei cateteri all’interno del cuore, mediante i quali si risale alla sede di origine ed alla genesi dell’aritmia. I cateteri introdotti, mediante energia a radiofrequenza, generano delle microlesioni sul tessuto cardiaco in grado di interrompere il circuito responsabile delle aritmie pericolose per la vita dell’individuo. Quando questa soluzione non è consentita o non è risolutiva per il paziente, perché l’area responsabile dell’aritmia è troppo estesa oppure situata in regioni che potrebbero subire dei danni irreversibili, si può ricorrere alla radioterapia”, chiarisce il Prof. Barbato.

“Il trattamento con radiazioni ionizzanti che dura circa dieci minuti viene effettuato in una singola seduta  grazie a un macchinario di ultima generazione in grado di distruggere l’area responsabile dell’evento aritmico” - aggiunge Osti - Il programma terapeutico che abbiamo messo a punto e sperimentato in questi anni ha avuto impulso e supporto degli elettrofisiologi dell’Ospedale Sant’Andrea, Dr.ssa Roberta Falcetti e Dr. Francesco Spera, i quali attraverso un mappaggio endocavitario individuano la zona responsabile dell’aritmia, su cui successivamente la nostra equipe radioterapica realizza il programma di terapia. Una volta eseguito il trattamento, il paziente, già portatore di defibrillatore, continua ad essere monitorato a distanza mediante piattaforme collegate agli ambulatori cardiologici”.

“Quando parliamo di cuore dobbiamo immaginarlo come una grande sistema elettrico che agisce attraverso battiti generati da impulsi capaci di mantenere un ritmo regolare. Se c’è un’alterazione di questo sistema allora ci troviamo di fronte alle aritmie cardiache che portano il battito ad essere più veloce o più lento ma comunque irregolare. Una situazione che necessita a quel punto di un intervento medico in grado di ristabilire la regolarità della funzionalità del cuore prima del sopraggiungere di eventuali complicazioni. Normalmente il paziente con aritmie presenta le classiche palpitazioni, la sensazione di affaticamento, giramenti di testa, difficoltà nella respirazione. Si arriva poi alla sintomatologia certamente più seria, come dolore al petto e svenimento, indicatrice della necessità di intervenire chirurgicamente. La patologia colpisce uomini e donne, dai 40 anni in su, senza escludere la possibilità che possano insorgere in età giovanile e tra gli adolescenti. Non tutte le aritmie presentano segnali e spesso sono asintomatiche. Ipertensione, diabete, sovrappeso e fumo rappresentano delle condizioni di rischio”, conclude il Prof. Barbato.

Il Sant’Andrea si propone quindi come uno dei principali Centri italiani per le aritmie cardiache, una patologia che compromette gravemente la qualità di vita dei pazienti. Oltre alla radioablazione, al Sant’Andrea si effettuano trattamenti per aritmie ventricolari con la tecnica dell’ablazione endocardica ed epicardica, offrendo al paziente un ventaglio di soluzioni che copre tutto lo spettro dei disturbi elettrici ventricolari.

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