Nicola Bultrini Milo De Angelis è certamente una delle voci più sicure della poesia italiana degli ultimi decenni e ne abbiamo ulteriore conferma nell'ultimo suo lavoro, «Quell'andarsene nel buio dei cortili» (Mondadori, Lo Specchio, 2010).
Sele voci sono "sillabe / mescolate all'asfalto", la poesia si offre come resistenza e amore inquieto, contro l'assedio del buio. "A volte, sull'orlo della notte, si rimane sospesi / e non si muore", ci dice il poeta nei testi, la cui consistenza non viene meno anche nei momenti di maggiore levità. Per De Angelis "i muri sono il luogo di un racconto minore" e "l'infinito appare nel poco, / come l'ultima nota di un grido / mentre si dilegua". La sua poesia invero ritorna comunque alla realtà più dolce e struggente, la chiama per nome, anche quando sembra disperdersi nel mistero di un abisso in cui è lecito se non doveroso ritrovarsi. Nel respiro metropolitano, ma anche in quello più sincero e suburbano.
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