dramma a berlino
Berlino, il terrorista islamista del Gay Pride ucciso dalla polizia: era già noto per i legami con l'Isis
È stato ucciso in un'operazione della polizia al termine di una caccia all'uomo durata quasi 20 ore l'uomo sospettato per l'attentato di sabato sera al Gay Pride di Berlino. Abdul Ballout, 21 anni, cittadino tedesco di origini libanesi, era in fuga da quando intorno alle 22 di sabato era piombato sulla folla con un van bianco durante la festa di chiusura del Christopher Street Day (Csd), la tradizionale manifestazione dell'orgoglio LGBTQIA+ che ogni anno richiama centinaia di migliaia di persone. Dopo che il van si è schiantato contro un albero, il giovane avrebbe colpito diverse altre vittime con un machete. Bilancio finale: una donna morta e 29 persone ferite; non risultano italiani coinvolti. "Verso le 18, il sospettato dell'attacco di ieri nel Großer Tiergarten è stato localizzato in un complesso di orti urbani" nel quartiere berlinese di Spandau, ha riferito la polizia della capitale tedesca, aggiungendo che quando l'uomo è corso verso gli agenti brandendo un'arma da taglio le forze speciali hanno aperto il fuoco. "Nonostante le misure di rianimazione avviate immediatamente è deceduto sul posto", ha aggiunto la polizia.
Leggi anche: No Tav, 126 agenti feriti dagli estremisti. Identificati stranieri da Francia, Germania e Belgio
Tutto sembra indicare che "abbiamo a che fare con un attacco terroristico islamista", aveva riferito qualche ora prima il ministro dell'Interno tedesco, Alexander Dobrindt, tenendo una conferenza stampa insieme al sindaco di Berlino Kai Wegner al Tiergarten, il luogo dell'attacco. Abdul Ballout era nato in Germania e la madre aveva ottenuto la cittadinanza nel 2002 tre anni prima della sua nascita. Era già noto alle autorità. Nel 2025 si era recato in Libano con l'obiettivo di raggiungere la Siria per unirsi all'Isis. Era stato poi arrestato in Libano e condannato a 3 mesi di reclusione. Dopo avere scontato la pena era tornato in Germania, dove era stato arrestato all'aeroporto di Berlino. Su di lui pesava già una condanna per preparazione di un grave atto di violenza contro lo Stato: a maggio scorso un tribunale minorile lo aveva condannato per questo, oltre che per avere pubblicato propaganda dell'Isis sul suo account Instagram. Il tribunale aveva emesso una condanna a un anno e 10 mesi con sospensione della pena, contro cui la procura aveva presentato ricorso; in attesa dell'esito era stato rilasciato. Secondo Die Welt, dopo il rilascio il 21enne aveva ricevuto l'ordine di presentarsi a 26 colloqui presso un centro di consulenza specializzato in de-radicalizzazione: ai primi due si era presentato su base volontaria, mentre il terzo appuntamento avrebbe dovuto tenersi lunedì 27 luglio.
Se ci siano stati complici non è chiaro. Secondo l'emittente tedesca rbb e la testata Focus Online, nella notte fra sabato e domenica è stato arrestato un uomo che la polizia tedesca ritiene che si trovasse a bordo del van e si tratterebbe di un uomo con cittadinanza iraniana. Dobrindt ha messo in guardia dal rischio di emulatori e riferito che ai Länder è stato chiesto di rafforzare le misure di sicurezza in occasione di tutti i grandi eventi in tutta la Germania, in particolare delle prossime manifestazioni del Pride. "Vorrei dire questo ai partecipanti al Christopher Street Day: non lasciatevi intimidire, non lasciamoci intimidire. Questi atti hanno un unico scopo: mirano a dividere la nostra società. Vogliono privarci della cosa più importante che abbiamo: ovvero la nostra apertura e la nostra libertà", ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz, parlando davanti alla chiesa di Santa Maria a Berlino, dove si stava svolgendo una funzione in memoria delle vittime. Solidarietà internazionale è giunta dall'Ue. "Ogni persona dovrebbe poter vivere, amare e difendere i propri diritti senza paura. L'odio e la violenza non hanno posto nelle nostre società", ha commentato la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen.