volo a rischio
Piloti ubriachi prima del volo da Ginevra: comandanti sospesi e passeggeri salvi
Doveva essere un volo di linea come tanti altri, decollato da Ginevra verso una destinazione europea non resa nota. È diventato invece l'ennesimo campanello d'allarme sulla sicurezza in cabina di pilotaggio, dopo che due piloti della compagnia elvetica Swiss, controllata dal gruppo Lufthansa, si sono presentati in evidente stato di ebbrezza poche ore prima di prendere i comandi di un Airbus A220, aeromobile capace di ospitare fino a 160 passeggeri. I fatti risalgono allo scorso maggio, ma sono stati resi pubblici solo ora dal portale specializzato "AeroTelegraph" e ripresi dal quotidiano ginevrino "Le Matin”. Interpellata dall'agenzia di stampa "Keystone-ATS", la stessa Swiss ha confermato l'episodio, precisando che la segnalazione era arrivata da altri membri dell'equipaggio. Tutto sarebbe accaduto in un hotel di Ginevra abitualmente utilizzato come base d'appoggio per gli equipaggi della compagnia: proprio lì alcuni colleghi, incrociando i due piloti nella hall, ne avrebbero notato le condizioni compromesse e avrebbero fatto scattare l'allarme prima ancora del trasferimento verso l'aeroporto. Secondo la ricostruzione, i superiori sarebbero stati avvertiti dai colleghi presenti, e di fronte alla concretezza della segnalazione la compagnia ha scelto di rimuovere immediatamente i due dal servizio, sostituendoli con altro personale ancora prima che lasciassero l'hotel. Il volo, riferiscono le fonti elvetiche, è comunque partito regolarmente con un nuovo equipaggio.
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Il settore aereo non lascia margini di interpretazione in materia. In Europa il limite di legge per i piloti è fissato a 0,2 per mille, una soglia pensata più che altro per coprire eventuali residui accidentali legati all'alimentazione, mentre nella pratica le compagnie pretendono un tasso pari a zero nel momento in cui ci si presenta in servizio. Non è un caso che nel gergo aeronautico circoli da decenni la regola informale delle "otto ore dalla bottiglia alla manetta" (bottle to throttle): un principio che impone almeno otto ore di astinenza prima di volare, anche se molte compagnie preferiscono estendere il divieto fino a 24 ore per maggiore sicurezza. Swiss, dal canto suo, ha scelto di non rendere pubblica né la nazionalità dei due piloti né la rotta interessata, richiamando la tutela della sfera personale delle persone coinvolte. Quel che è certo è che, mesi dopo i fatti, i due professionisti non sarebbero più tornati in servizio, con un'indagine interna tuttora aperta. Un portavoce della compagnia ha inoltre chiarito che eventuali violazioni dei protocolli di sicurezza vengono considerate estremamente gravi e possono comportare conseguenze anche sul piano contrattuale e disciplinare. Lungi dal derubricare l'episodio, Swiss lo ha usato come prova del funzionamento dei propri meccanismi interni. "Abbiamo agito immediatamente e applicato le procedure stabilite", ha dichiarato un portavoce della compagnia, sottolineando come il caso dimostri che i dipendenti si sono assunti la responsabilità di segnalare una situazione di potenziale pericolo. Chi si trovava quella sera nella hall dell'hotel ha descritto i due piloti come inequivocabilmente alterati dall'alcol, tanto da non lasciare margini di dubbio a chi li ha visti.
L'episodio ginevrino si inserisce in una serie di precedenti che negli ultimi anni hanno riacceso il dibattito sui controlli preventivi negli aeroporti. Il più eclatante riguarda un comandante EasyJet, protagonista il 5 agosto 2025 di un episodio ancora più clamoroso: trovato completamente ubriaco e privo di vestiti in un hotel a cinque stelle di Capo Verde, poche ore prima di dover comandare un volo diretto verso l'aeroporto londinese di Gatwick. Le verifiche successive avevano stabilito che l'uomo aveva iniziato a bere fin dal pomeriggio precedente, subito dopo l'atterraggio sull'isola. Anche in quel caso la compagnia aveva reagito con la sospensione immediata dal servizio. Due episodi diversi per dinamica e gravità, ma accomunati da un dato: in entrambi i casi non è stato un controllo automatico o uno strumento tecnologico a evitare il peggio, ma l'attenzione, e il coraggio di segnalare, di colleghi che si sono accorti in tempo di ciò che stava per accadere.